Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

sabato 26 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Politica

Il welfare italiano non raggiunge chi ha diritto, ma chi sa chiedere

Il welfare italiano non raggiunge chi ha diritto, ma chi sa chiedere. Dati e proposte per un sistema più equo.

Il welfare italiano non raggiunge chi ha diritto, ma chi sa chiedere. È questa la constatazione di un report pubblicato dall’Inps, che ha reso evidente come il sistema di assistenza sociale non si adatti alle esigenze reali delle famiglie, ma si basi su una dinamica di accesso condizionata alla capacità di compilare moduli e richiedere attivamente i benefici. Il sistema, pur essendo teoricamente universale, si rivela in realtà accessibile solo a chi è in possesso di informazioni, competenze e tempo per interagire con le istituzioni.

Un sistema che chiede ai cittadini di dimostrare ciò che lo Stato sa già

Lo Stato possiede dati sufficienti per identificare chi potrebbe accedere a un beneficio, ma attende che i cittadini siano attivi nel richiederlo. L’Isee precompilato, ad esempio, è un’opportunità per evitare che famiglie a reddito basso perdano il minimo previsto, ma il sistema non si attiva automaticamente. Per una famiglia con tre figli, la differenza tra l’importo stimato e il minimo può arrivare a centosessantanove euro al mese. Questo crea una disuguaglianza tra chi è in grado di interagire con il sistema e chi no.

Il sistema non è universale, ma dipende dal grado di attenzione dei cittadini.

Il welfare italiano non raggiunge chi ha diritto, ma chi sa chiedere. Per una famiglia a reddito basso, la differenza tra l’importo stimato e il minimo può arrivare a centosessantanove euro al mese per ogni figlio. Questo crea una situazione in cui chi non ha la capacità di interagire con il sistema perde i benefici che potrebbe ricevere. Il sistema non è universale, ma dipende dal grado di attenzione dei cittadini.

La proposta di un welfare proattivo e democratico

Per risolvere questa situazione, si propone un modello di welfare proattivo, in cui i dati vengono utilizzati per proporre i benefici, non per aspettare che i cittadini li richiedano. L’idea è che l’intelligenza artificiale possa analizzare i dati disponibili e suggerire i diritti, ma non possa negarli o revocarli. L’algoritmo può proporre, ma non decidere. Ogni decisione che toglie qualcosa a qualcuno deve essere presa da una persona, con una motivazione scritta che si può contestare.

Il sistema deve essere proattivo, ma non deve escludere i cittadini.

Questo modello si basa su una governance democratica dei dati, in cui le informazioni vengono condivise con un’istituzione a cui i cittadini conferiscono le proprie informazioni per un uso collettivo. L’obiettivo è creare un sistema in cui i dati non vengono usati per controllare i singoli, ma per migliorare l’accesso ai servizi. L’idea è ispirata al concetto di “mutuo utilizzo dei dati”, in cui le informazioni vengono condivise per scopi comuni, ma sempre rispettando le regole di privacy e sicurezza.

Milano ha già costruito lo strato tecnico necessario per implementare un sistema di questo tipo, e potrebbe diventare la prima città europea a completarlo. L’Ecosistema digitale urbano, presentato durante la Milano Digital Week, è una piattaforma che permette di far circolare i dati prodotti dai servizi della città, secondo regole di governance definite. Tuttavia, la governance deve rimanere in capo al Comune, altrimenti i dati potrebbero essere catturati da altre istituzioni o aziende. Per evitare questo rischio, si propone una mutualità cittadina dei dati, in cui i cittadini decidono come e quando condividere le proprie informazioni. L’obiettivo è creare un sistema in cui i dati non vengono usati per controllare i singoli, ma per migliorare l’accesso ai servizi. L’idea è che i dati siano un bene comune, ma solo se vengono gestiti con regole chiare e democratiche.

Leggi anche