Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

sabato 26 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Politica

Capocrazia: il dibattito politico si incendia su un neologismo che diventa virale

Il termine “capocrazia” diventa virale nel dibattito politico italiano, usato da opposizione e maggioranza.

Il termine “capocrazia” ha preso il sopravvento nel dibattito politico italiano, diventando un neologismo che si diffonde rapidamente tra opposizione e maggioranza. Il recente confronto parlamentare sulla nuova legge elettorale ha visto l’uso ricorrente di questa parola, che ha suscitato reazioni da parte di esponenti di entrambi i fronti. Il termine, originariamente utilizzato dagli oppositori, è stato ripreso anche dalla maggioranza per controbattere o minimizzare le critiche. La parola, introdotta per la prima volta in un editoriale del costituzionalista Michele Ainis su «la Repubblica» il 24 settembre 2017, ha trovato spazio in ben 80 articoli dei quotidiani fino ad oggi.

Un neologismo che si diffonde nel dibattito politico

Il neologismo “capocrazia” è stato analizzato da Michele Cortelazzo, linguista e accademico della Crusca, in un articolo della rubrica «Le parole della neopolitica» pubblicato su «Lingua italiana», il magazine digitale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. Secondo Cortelazzo, la parola ha preso il sopravvento a partire dal 2024, e ha trovato spazio in articoli quotidiani sempre più frequenti. Tra i politici che l’hanno utilizzata si segnalano i senatori di AVS Tino Magni e Peppe De Cristofaro, che hanno definito la proposta di legge elettorale ispirata al principio della capocrazia.

La parola è stata utilizzata anche da Enrico Borghi di Italia Viva, che ha definito la legge elettorale proposta dalla maggioranza « una forzatura, che denota una crisi della nostra democrazia », una « capocrazia » e un « premierato nascosto », come riportato da «Open» il 7 settembre 2026. Il termine è diventato un elemento chiave del dibattito, con un impatto significativo sul linguaggio politico e sul dibattito pubblico.

Reazioni da parte di esponenti di entrambi i fronti

Nelle aule del Parlamento, la parola è risuonata più volte, grazie alla senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia, che ha definito la nuova proposta di legge elettorale un provvedimento che risponde a un’idea di democrazia che si può sintetizzare con la capocrazia. Anche il collega Daniele Manca ha parlato della trasformazione delle democrazie in capocrazie.

La parola è stata ripresa anche da esponenti della minoranza per contestarne l’utilizzo da parte dell’opposizione, come ha fatto la senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, che ha commentato: « Vi crogiolate nei vostri neologismi (abbiamo sentito “capocrazia”, “premieratino”), perché lo spauracchio dell’autoritarismo va sempre bene». Il giorno successivo, il capogruppo Lucio Malan e la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati hanno respinto con ironia questa scelta lessicale, sottolineando che parlare di deriva autoritaria e di lacerazione del tessuto costituzionale di “capocrazia” è davvero un fuor d’opera. Il termine “capocrazia” ha trasformato il dibattito elettorale in un confronto acceso, con un linguaggio che si evolve rapidamente. La sua diffusione ha reso il dibattito più polarizzato, con un impatto significativo sul linguaggio politico e sul dibattito pubblico.

Leggi anche