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sabato 26 Settembre 2026

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Cultura

La crisi del cinema italiano si nasconde dietro i red carpet

La crisi del cinema italiano si nasconde dietro i red carpet e le politiche culturali non seguono il reale sviluppo del settore.

Da Venezia a Roma, il cinema italiano vive un’epoca di spettacolo e apparenza, ma dietro i red carpet si nasconde una crisi strutturale che non riceve attenzione. Angelo Zaccone Teodosi, presidente di IsICult e esperto di politiche culturali, ha sottolineato come il settore del cinema e dell’audiovisivo sia spesso ridotto a una serie di eventi di celebrazione, mentre i problemi reali restano inosservati. La questione non riguarda solo la qualità dei film o la loro distribuzione, ma anche la capacità del sistema di attrarre spettatori e di innovare in modo significativo.

Un sistema in crisi, invisibile ai media

La situazione del cinema italiano è segnata da una contraddizione permanente: da un lato si assiste a un’effervescenza di eventi, festival e premiazioni, dall’altro si osserva una mancanza di dati e di analisi concrete. I media italiani, in particolare, dedicano gran parte della loro attenzione ai red carpet, ai film presentati nei festival, ma ignorano lo stato di crisi radicale del settore. La capacità di attrarre spettatori nelle sale è in declino, e la creatività non sembra trovare spazio in un contesto che privilegia la spettacolarizzazione.

La mancanza di dati e di analisi è un problema strutturale.

Secondo Zaccone Teodosi, nessuno ha mai studiato quanto i festival di Venezia e Roma stimolino realmente la fruizione del cinema in sala, e in particolare del cinema italiano. Anche se i festival sono importanti per il lavoro di centinaia di persone, la loro influenza sul mercato reale è limitata. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che le politiche culturali non seguono il reale sviluppo del settore, e si basano su dati evanescenti e documenti semi-clandestini.

Le politiche culturali e la burocrazia

La crisi non è solo un problema di mercato, ma anche di governance. Il sistema è governato da leggi ormai arcaiche, regole inadeguate e da una burocrazia ministeriale lenta e inefficiente. Il Direttore Generale del Cinema e Audiovisivo, Giorgio Carlo Brugnoni, ha convocato alcune associazioni a porte chiuse per annunciare provvedimenti imminenti, ma si tratta di misure che dovrebbero essere parte dell’ordinaria amministrazione, non di innovazione. La mancanza di trasparenza e di coinvolgimento delle parti interessate rende il sistema sempre più distante dalle esigenze reali del settore.

La burocrazia e i poteri forti mantengono lo status quo.

Prevale la conservazione, con la connivenza silente dei “poteri forti”, ovvero delle multinazionali dell’audiovisivo e delle principali associazioni imprenditoriali. Questi attori ignorano le esigenze dei produttori indipendenti, delle piccole imprese e dei lavoratori precarizzati. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che le innovazioni concrete, come l’Agenzia che sostituirà la Direzione Generale del Cinema e Audiovisivo, saranno disponibili solo a partire dal 2028, e dipenderanno dai nuovi equilibri politici che si formeranno dopo le elezioni nazionali. La crisi del cinema italiano non è un problema marginale, ma una realtà che richiede una riflessione approfondita e una politica culturale che non si limiti a celebrare eventi, ma si prenda cura del settore in modo concreto e sostenibile. La mancanza di dati, di analisi e di coinvolgimento delle parti interessate rende il sistema sempre più distante dalle esigenze reali del settore, e rischia di portare a una situazione di stagnazione e di marginalizzazione del cinema italiano a livello internazionale.

  • La crisi del cinema italiano è spesso nascosta dietro i red carpet.
  • Le politiche culturali non seguono il reale sviluppo del settore.
  • La burocrazia e i poteri forti mantengono lo status quo.

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