Il decreto scuola, approvato dal governo Meloni, introduce l’obbligo per i genitori stranieri di frequentare corsi di alfabetizzazione in italiano, con sanzioni fino a 1.000 euro per chi non si presenta. Tuttavia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia), le scuole pubbliche che gestiscono tali corsi, denunciano una grave carenza di docenti e spazi, con oltre 31mila adulti in lista d’attesa. La situazione, come riferito da La Stampa, riguarda 119 dei 130 Cpia censiti, con un numero di domande che supera la capacità di accoglienza. La rete dei Cpia, guidata da Emilio Porcaro, presidente della Ridap, ha espresso preoccupazione per l’applicabilità della norma, sottolineando che la mancanza di personale e strutture rende l’obbligo inapplicabile senza interventi urgenti.
Obbligo di alfabetizzazione, ma mancano le risorse
La norma, volta a garantire l’integrazione linguistica dei genitori stranieri, rischia di non essere efficace a causa delle limitate risorse disponibili. In media, ogni Cpia ha 60 docenti, distribuiti su più sedi, e deve gestire oltre 2.200 domande di iscrizione. I docenti specializzati, in particolare quelli della classe di concorso A023, sono solo 354, un numero insufficiente per rispondere alla crescente domanda. «Ne servirebbe almeno il doppio», ha sottolineato Porcaro. Le classi di alfabetizzazione vengono spesso affidate a maestri e docenti di altre materie, un sistema che non garantisce la qualità necessaria per l’insegnamento della lingua italiana.
Le liste d’attesa si allungano in tutta Italia
La situazione si presenta critica in diversi regioni. Nel Nord, 18.210 adulti sono rimasti fuori dai corsi, mentre nel Centro 6.989 non riescono a iscriversi. Al Sud, 3.387 su 45.101 iscritti non trovano posto, e nelle Isole 2.445 su 26.746 sono in lista d’attesa. Le percentuali più alte si registrano in Emilia-Romagna, Liguria e Toscana, dove il 78,2% dei Cpia ha ricevuto più domande di iscrizione rispetto ai posti disponibili. «La norma non può funzionare senza un aumento del personale», ha affermato Porcaro. La rete dei Cpia, nata nel 2012 come erede dei Centri territoriali permanenti, ha visto crescere il peso dell’insegnamento dell’italiano, ma non ha potuto adeguarsi al fabbisogno.
La questione non riguarda solo l’introduzione dell’obbligo, ma la capacità reale di garantire i corsi richiesti. I Cpia, che operano in tutta Italia, sono chiamati a rispondere a una domanda crescente, ma non dispongono delle risorse necessarie. «Le nostre aule sono sistemate in altre scuole. Non possiamo organizzare i corsi quando vogliamo», ha spiegato Porcaro. La rete dei Cpia, che accoglie complessivamente 524mila iscritti, ha visto crescere il peso dell’insegnamento dell’italiano, ma non ha potuto adeguarsi al fabbisogno. Il problema si intreccia con la gestione degli studenti stranieri, per cui il governo ha introdotto un tetto del 30% nelle classi, ma i dati suggeriscono che la norma non risolve i problemi esistenti.
Secondo il Monitoraggio nazionale dell’Istruzione degli adulti di Indire, i Cpia e gli istituti superiori accolgono complessivamente 524mila iscritti, tra cui 178.637 che frequentano corsi di alfabetizzazione linguistica. Tuttavia, la domanda in crescita non è accompagnata da un aumento di spazi e personale. «Il tetto del 30% non è la soluzione», ha detto un gruppo di insegnanti, che boccia la stretta del governo. La situazione, se non viene risolta, potrebbe aggravarsi, con conseguenze negative sia per i genitori stranieri che per l’integrazione linguistica dei loro figli.



