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sabato 26 Settembre 2026

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Cronaca

Ex presidente Fideuram truffato con IA e WhatsApp, 95 milioni spillati

Ex presidente Fideuram truffato con IA e WhatsApp, 95 milioni spillati

Un ex presidente di Fideuram è stato vittima di una truffa complessa che ha visto spillati circa 95 milioni di euro attraverso l’uso di intelligenza artificiale e comunicazioni via WhatsApp. L’inganno ha portato a bonifici verso Cina e Hong Kong, con parte del denaro recuperato ma ancora circa 39,5 milioni da recuperare. L’episodio ha lasciato tracce nei conti della banca, con un’onere non correlato alla gestione ordinaria che ha registrato un aumento significativo.

Truffa con IA e WhatsApp, il piano per spillare i fondi

Il 23 febbraio 2026, Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, ha ricevuto un messaggio su WhatsApp da un numero diverso da quello noto, ma che sembrava provenire da Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo. Il falso Messina gli ha comunicato che sarebbe stato contattato da un avvocato per chiudere l’acquisizione di una banca internazionale, un’operazione che Intesa non poteva svolgere direttamente per motivi di riservatezza. La spiegazione sembrava plausibile, soprattutto dopo che un’operazione simile era sfumata a causa di indiscrezioni.

Dopo la telefonata, Molesini ha ricevuto undici documenti, tra cui un accordo di massima riservatezza e una procura speciale apparentemente firmata da Messina. Gli è stato fornito anche l’accesso alle coordinate dei bonifici. Lo stesso giorno, il responsabile della tesoreria di Fideuram è stato contattato da una persona che si spacciava per l’amministratore delegato Lino Mainolfi, preannunciando bonifici «urgenti e riservati». I fondi sono stati trasferiti verso Cina e Hong Kong per un totale di circa 95 milioni di euro.

Indagini in corso e recupero parziale dei fondi

Dopo che l’allarme è scattato, Fideuram ha denunciato l’episodio alla Procura di Milano, assistita dall’avvocato Guido Carlo Alleva. Il fascicolo è affidato ai pm Barbara Benzi e Alfonso Serritiello, nel pool coordinato da Eugenio Fusco, con indagini dei carabinieri. Fideuram ha recuperato oltre 53 milioni di euro, ma ne mancano ancora 39,5. Una banca cinese ha bloccato oltre 40 milioni, mentre altri 13 sono stati individuati in Portogallo e sequestrati con un decreto della gip Sonia Mancini. Il presunto componente della banda è un cittadino israeliano, un informatico di 48 anni, indagato «in concorso con ignoti». Gli inquirenti sottolineano che il denaro è transitato su conti esteri e in parte convertito in criptovalute. Il metodo ha precedenti italiani, come nel caso di Maire Tecnimont, che nel 2018 perse 18,6 milioni di dollari dopo false email e un sedicente avvocato, con il denaro diretto verso Cina e Hong Kong.

Nonostante le analogie, per ora non ci sono collegamenti diretti con Fideuram. Le truffe sfruttano momenti di vulnerabilità e la fiducia in comunicazioni via WhatsApp o email. Le banche dovrebbero avere «anticorpi» per bloccare rapidamente i trasferimenti, ma in parte ci sono riusciti, ma mancano ancora quasi 40 milioni. Questi episodi segnalano un aumento delle frodi finanziarie che sfruttano tecnologie moderne e la fiducia nei canali di comunicazione. Le banche, pur con sistemi di sicurezza, devono migliorare la capacità di rilevare e bloccare tali operazioni in tempo reale.

  • 95 milioni spillati con truffa via WhatsApp e IA
  • Recupero parziale di 53 milioni, 39,5 da recuperare
  • Indagini in corso con coinvolgimento di carabinieri e pm

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