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sabato 26 Settembre 2026

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L’IA e il lavoro: una divergenza tra le competenze che le aziende considerano decisive e quelle che i dipendenti temono di perdere

L’IA sta trasformando il lavoro, ma una divergenza emerge tra le competenze considerate prioritarie dai chro e quelle temute dai dipendenti.

Un nuovo studio dell’IBM ha evidenziato una divergenza tra le competenze considerate prioritarie dai chief human resources officer (chro) e quelle che i dipendenti temono di perdere a causa dell’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nel lavoro quotidiano. Il 60% dei dipendenti si preoccupa che l’IA stia indebolendo le proprie capacità, con il pensiero critico e il giudizio umano indicati come le competenze più esposte al rischio. Tuttavia, solo il 29% dei dipendenti attribuisce rilevanza analoga a queste capacità, secondo i chro. Questo paradosso sottolinea una crescente tensione tra le aziende e i loro dipendenti, con conseguenze significative per la trasformazione del lavoro.

Le competenze chiave per il futuro del lavoro

Secondo i chro, la capacità di supervisionare, convalidare e correggere gli output dell’IA rappresenta la competenza più importante dei dipendenti. Questa abilità, tuttavia, non è percepita come prioritaria da una parte significativa dei lavoratori, che si concentrano su altre competenze. Il 71% dei chro ritiene che questa capacità sia cruciale, ma solo il 29% dei dipendenti la valuta allo stesso modo. Questa discrepanza suggerisce una mancanza di allineamento tra le aspettative delle aziende e quelle dei dipendenti, con implicazioni per la formazione e la riqualificazione professionale.

Le organizzazioni che generano il maggior valore dall’IA stanno riprogettando il lavoro, i processi decisionali e le competenze intorno alle persone e alla tecnologia. Tuttavia, quasi la metà delle organizzazioni non coinvolge il chro nella definizione della strategia di AI, con solo il 28% che dichiara di disporre di una roadmap congiunta con l’IT. Questo mancato coinvolgimento crea sfide nella coordinazione all’interno della C-suite e limita la capacità delle aziende di adottare una strategia coerente.

La trasformazione del lavoro e il ruolo delle risorse umane

Il 42% dei chro afferma che gli incrementi di produttività ottenuti grazie all’IA vengono reinvestiti principalmente nell’innovazione o nella riqualificazione professionale. Questo indica una volontà di adattamento, ma anche una sfida nella gestione del cambiamento. I dipendenti, d’altra parte, denunciano un carico di lavoro maggiore con l’IA o che il lavoro svolto non venga riconosciuto. Questo contrasto mette in luce la necessità di un dialogo più aperto tra aziende e dipendenti per garantire una transizione fluida e inclusiva. Il ruolo delle risorse umane nell’alfabetizzazione dell’IA è cruciale, ma il 72% delle organizzazioni utilizza l’IA in misura limitata o non la utilizza affatto all’interno della funzione Risorse Umane. I chro valutano particolarmente basse le capacità della funzione hr in termini di alfabetizzazione all’IA dell’intero team (13%), misurazione delle performance dell’IA (16%) e change management per l’adozione dell’IA (20%). Questo gap di competenze rappresenta un ostacolo per l’integrazione efficace dell’IA nel lavoro.

“L’IA sta cambiando non solo il modo in cui il lavoro viene svolto, ma anche gli ambiti in cui le persone possono generare il massimo impatto”, ha dichiarato Nickle LaMoreaux, senior vice president e chief human resources officer di IBM. “Con l’IA che si occupa di un numero crescente di attività di routine e basate sui processi, le capacità tipicamente umane diventano ancora più importanti. I chro svolgono un ruolo fondamentale nel riprogettare il lavoro del futuro, affinché le persone possano concentrarsi sugli ambiti in cui possono generare il massimo impatto.”

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