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sabato 26 Settembre 2026

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Politica

Manovra 2026: flessibilità UE e misure fiscali per ridurre deficit

Governo cerca spazi di flessibilità per ridurre deficit, cedolare secca e sostegno alle partite Iva

Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, sta cercando di costruire una manovra finanziaria 2026 basata su tre leve principali: flessibilità europea per energia e difesa, selezione delle misure fiscali e progressivo abbandono degli interventi emergenziali sui carburanti. Dopo la conferma del deficit 2025 al 3,1%, che ha impedito l’uscita anticipata dalla procedura europea, il governo cerca di sfruttare spazi di flessibilità per ridurre il deficit senza nuovi debiti permanenti. I 36 miliardi di euro richiesti all’Unione Europea non sono risorse liberamente spendibili, ma spazio aggiuntivo di deficit finalizzato per sottrarre determinate spese energetiche e militari ai normali vincoli sul percorso della spesa.

Spazi di flessibilità per ridurre il deficit

La strategia del governo si basa su una serie di margini diversi, da utilizzare senza rompere nuovamente il sentiero dei conti. L’Italia ha chiesto l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per circa 36 miliardi nel triennio 2026-2028, con 14 miliardi per la sicurezza energetica e 21-22 per la difesa. Questi fondi non sono trasferiti direttamente da Bruxelles, ma rappresentano un’opportunità per finanziare investimenti che altrimenti graverebbero sul bilancio ordinario. La partita diventa sofisticata: utilizzare la flessibilità per liberare indirettamente risorse nazionali per la manovra, senza trasformare tutta la deroga europea in nuovo disavanzo.

Taglio delle accise e interventi su carburanti

Da marzo il taglio delle accise ha già costato oltre 2 miliardi, con ulteriori 111,8 milioni da interventi recenti. L’annuncio di Eni di fissare un tetto ai prezzi nella propria rete può modificare il calcolo politico del governo. Non sostituisce automaticamente un intervento pubblico, ma riduce la pressione per continuare a inseguire ogni rincaro con nuovi tagli fiscali. Il governo ha deciso il progressivo décalage dello sconto: da domani scende a 6,1 centesimi al litro fino al 5 ottobre. Questo significa evitare nuovi impegni per centinaia di milioni su una misura temporanea e generalizzata, conservando risorse per interventi strutturali.

Interventi fiscali e misure selettive

La manovra potrebbe concentrarsi su poche misure riconoscibili. La prima è l’Irpef per il ceto medio: estendere fino a 60mila euro l’aliquota del 33%, oggi limitata a 50mila. Giorgetti l’ha indicata come priorità e Maurizio Leo l’ha inserita nel pacchetto fiscale in preparazione. La seconda è la conferma della detassazione al 5% degli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, misura che Meloni ha già annunciato di voler prorogare. Poi ci sono due interventi più selettivi: la cedolare secca sugli affitti commerciali, che riprenderebbe con un perimetro ridotto l’esperienza del 2019, e l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia del forfettario per le partite Iva, sul quale Giorgetti ha aperto ma resta il negoziato europeo.

Il quinto tassello è già politicamente impegnato: rendere strutturale l’abolizione del bollo per le auto fino a 80 kW, oggi finanziata soltanto per il 2027. La linea Meloni-Giorgetti sembra dunque cercare non un’unica grande copertura, ma una manovra costruita per sottrazione e ricomposizione: spostare investimenti ammissibili dentro la flessibilità europea, smettere di finanziare misure emergenziali quando il mercato consente di farlo e concentrare le risorse ordinarie su pochi tagli fiscali. È anche la risposta allo scostamento chiesto dalla Lega: massimizzare ogni margine senza trasformarlo in nuovo debito permanente.

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