Un aumento del mare che minaccia milioni di persone
Il livello medio globale del mare è già 11 centimetri più alto rispetto al 1993, e circa 770 milioni di persone, quasi una su dieci nel mondo, vivono a meno di cinque metri sopra la linea dell’alta marea. Questo fenomeno ha reso più frequenti gli eventi estremi, riguardando anche le regioni europee, dove 200 milioni di persone risiedono nella fascia costiera. In Italia, gli scenari indicano che fino a 10.000 km² potrebbero essere interessati dalle principali piane costiere, con un impatto che potrebbe essere localmente triplicato a causa della subsidenza, cioè dell’abbassamento del suolo. L’effetto del rialzo del mare non è solo un problema climatico lontano, ma riguarda case, porti, strade, attività economiche, agricoltura, patrimonio culturale e sicurezza delle persone.
La domanda che l’ONU pone ai governi non è più se il mare salirà, ma quanto rapidamente le comunità costiere riusciranno ad adattarsi e con quali risorse.
Un allarme globale e una domanda di adattamento
Il 24 settembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una dichiarazione politica sull’innalzamento del livello del mare, chiedendo maggiore cooperazione internazionale, dati più precisi, sistemi di allerta e pianificazione a lungo termine. La Wmo ha avvertito che, senza interventi significativi, i rischi per le città e le comunità costiere potrebbero aumentare almeno di 10 volte entro il 2100. In molte località europee, senza ulteriori protezioni, la frequenza delle alluvioni costiere estreme storicamente associate a un evento su 100 anni potrebbe aumentare di 10 volte già prima del 2050. L’Italia, pur presentando una vulnerabilità particolare, offre un esempio di come la conoscenza possa tradursi in decisioni operative.
La sfida ora è trasformare dati e previsioni in protezione concreta. In molte località europee, senza ulteriori protezioni, la frequenza delle alluvioni costiere estreme potrebbe aumentare di 10 volte entro il 2050. L’Italia, con le sue piane costiere e la subsidenza, rappresenta un caso di particolare interesse. Il Rapporto SDGs 2025 dell’Istat indica che entro il 2100 il livello del mare potrebbe aumentare di circa un metro, con effetti locali che potrebbero triplicare a causa dell’abbassamento del suolo. Questo scenario serve a misurare la vulnerabilità e a orientare la pianificazione. L’Italia, con le sue coste e le sue città, deve affrontare una sfida complessa, ma non impossibile.
Un costo elevato per l’adattamento
Secondo le Nazioni Unite, i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di 310-365 miliardi di dollari l’anno entro il 2035 per l’adattamento, mentre i flussi pubblici internazionali destinati a questo scopo sono stati di 26 miliardi nel 2023: un fabbisogno da 12 a 14 volte superiore alle risorse disponibili. L’Italia, pur presentando una vulnerabilità particolare, offre un esempio di come la conoscenza possa tradursi in decisioni operative, come il sistema di previsione delle mareggiate sviluppato a Venezia. Il mare che sale non è più soltanto una questione climatica lontana: riguarda case, porti, strade, attività economiche, agricoltura, patrimonio culturale e sicurezza delle persone.
A Venezia, il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici ha sviluppato un nuovo sistema di previsione delle mareggiate, in grado di simulare diverse strategie di funzionamento del MoSE. Questo sistema permette di ridurre il livello dell’acqua in laguna fino a un metro rispetto allo scenario senza protezione, anche con configurazioni parziali. L’Italia, con le sue coste e le sue città, deve affrontare una sfida complessa, ma non impossibile. La domanda che l’ONU pone ai governi non è più se il mare salirà, ma quanto rapidamente le comunità costiere riusciranno ad adattarsi e con quali risorse.



