La paura di finire oggetto di cause legali sta influenzando le decisioni dei medici, allungando le liste d’attesa e aumentando il numero di visite e accertamenti prescritti. Secondo quanto emerso da un convegno organizzato al Centro Studi Lorenzon, il timore di dover dimostrare la colpa in tribunale porta i sanitari a prescrivere esami sovrabbondanti, spesso non necessari, con conseguenze dirette sui tempi di attesa e sui costi del sistema sanitario. Un terzo delle liste d’attesa, stimano i partecipanti, è dovuto a questa pratica, detta “medicina difensiva”.
Medicina difensiva e rischi per i pazienti
La medicina difensiva, spiega il dottor Enrico Bernardi, direttore del pronto soccorso dell’ospedale di Treviso, è una pratica che si basa sulla prevenzione di cause legali, ma che ha effetti negativi sia per i pazienti che per il sistema sanitario. I medici, spaventati da possibili azioni di risarcimento, tendono a prescrivere controlli ripetuti e esami in più, anche quando non sono clinicamente necessari. Questo comporta un aumento dei tempi di attesa e un impatto negativo sull’umore dei pazienti, che spesso non comprendono i rischi legati a una sovraesposizione a esami.
La paura di finire in tribunale può incidere fino al 50 per cento sulle scelte dei medici. Questo atteggiamento, spiega Bernardi, non è in linea con le disposizioni internazionali e alimenta un circuito che allunga i tempi per i cittadini. L’utenza, pur essendo contenta di ricevere esami in più, non ne conosce i rischi, e spesso si trova a dover affrontare diagnostiche invasive e dolorose a causa di controlli non necessari.
Proposte per un sistema “no-fault”
Per risolvere questa situazione, l’avvocato Fabio Capraro ha lanciato l’idea di un fondo nazionale che permetta ai pazienti di ottenere un risarcimento senza dover chiamare in causa i medici. La proposta, ispirata all’esperienza francese, mira a creare un sistema “no-fault” in cui il paziente può ricevere un giusto risarcimento in tempi certi, senza la necessità di dimostrare la colpa del medico. Questo potrebbe ridurre drasticamente il contenzioso e restituire serenità al sistema sanitario. Il sistema “no-fault” potrebbe tagliare le radici della medicina difensiva. L’idea, spiega Capraro, è di creare un meccanismo che permetta ai pazienti di denunciare casi di malasanità senza dover passare per un processo legale complesso. Inoltre, lo sguardo va anche all’estero: in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e la Francia, i medici sono praticamente manlevati dal punto di vista penale, permettendo una gestione più fluida delle situazioni di rischio.
La sfida, come ha sottolineato il dottor Stefano Kusstatscher, direttore sanitario di Azienda Zero, è rivolta al legislatore e alla politica. È necessario creare un sistema che permetta ai pazienti di sentirsi protetti, ma senza mettere in pericolo la qualità e l’efficienza del servizio sanitario. La medicina difensiva, pur se spesso necessaria, non deve diventare un’abitudine che compromette la salute e la sicurezza dei cittadini. La discussione, nata da un convegno tra medici e avvocati, ha messo in luce una situazione complessa, ma anche un’opportunità per riformare il sistema sanitario italiano. La strada è lunga, ma le proposte avanzate potrebbero rappresentare un primo passo verso una sanità più sicura e più efficiente.



