Il Piano europeo contro il cancro, che sarà messo ai voti nella commissione Sanità pubblica dell’Europarlamento, include l’alcol tra i fattori di rischio principali, insieme al tabacco, all’obesità e all’inquinamento ambientale. La discussione ha acceso dibattiti tra esperti e politici, con opinioni contrastanti su come affrontare il tema del consumo di alcol. Tra i protagonisti, il senologo Fernando Bozza e l’epatologo Giacomo Germani, che hanno espresso pareri diversi ma condivisi su alcuni aspetti chiave.
Alcol e cancro: un legame scientificamente provato
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) hanno dichiarato che l’alcol è un cancerogeno di gruppo 1, ovvero una sostanza definitivamente dannosa per l’uomo. Secondo dati recenti, «non esistono quantità sicure di consumo alcolico», e «3 decessi su 10 attribuibili all’alcol sono dovuti al cancro». Queste informazioni sono state inserite nel provvedimento in discussione, ma non hanno fermato le discussioni tra i membri del Parlamento europeo. Non esiste una soglia al di sotto della quale possiamo sentirci al sicuro. Mentre possiamo dimostrare che grandi quantità di alcol hanno effetti deleteri sul nostro organismo, o che alcuni alcolici sono più dannosi di altri, non possiamo affermare con certezza che sotto un certo limite, al contrario, i danni non ci sono.
Le posizioni degli esperti: tra buon senso e evidenze scientifiche
Fernando Bozza, senologo e medico specializzato in chirurgia toracica, ha sottolineato che «l’alcol fa male. Come concetto di base, è assolutamente vero». Pur riconoscendo l’importanza del buon senso, ha espresso la necessità di una strategia equilibrata, che non escluda del tutto il consumo moderato. «Il rischio aumenta con la quantità», ha spiegato, «ma non dobbiamo precludere del tutto il consumo responsabile». Allo stesso tempo, ha riconosciuto che il cancro di mammella è particolarmente sensibile all’abuso di alcol.
La via di mezzo è quella più auspicabile. Per Bozza, non si fanno le statistiche e non si pubblicano i lavori su Lancet, ma il buon senso deve guidare le scelte. Non stimolerà mai un astemio a diventare un bevitore, ma allo stesso tempo crede che una condotta moderata non vada preclusa. Giacomo Germani, epatologo e segretario dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, ha confermato che «l’alcol è dannoso per la salute e un fattore di rischio per diverse malattie, tra cui il cancro». Ha sottolineato che «i consumi moderati non sono più considerati protettivi come una volta». La sua posizione è chiara: «Le valutazioni devono essere personali, ma non possiamo ignorare i dati scientifici».
La discussione in seno all’Europarlamento ha visto divergenze tra i gruppi politici. Il meloniano Pietro Fiocchi ha sottolineato che «colpire tabacco e vino è un errore», e ha proposto di distinguere tra consumo «responsabile» e «nocivo». Al contrario, la dem Alessandra Moretti ha sostenuto che «nessun divieto e nessuna criminalizzazione dei diversi prodotti, ma informazioni chiare e precise ai consumatori, basate sulle evidenze scientifiche e sulle posizioni Oms».
Le proposte variano: da un divieto di pubblicità e sponsorizzazione di alcolici in contesti in cui potrebbero raggiungere i minori, a una strategia europea di consumo zero per i minori. Alcuni emendamenti mirano a modificare il testo, come il riconoscimento del fatto che non è stato mantenuto l’impegno legislativo sulle etichette delle bevande alcoliche. La battaglia sembra essere solo all’inizio, con la prossima discussione in agenda.



