L’Unione europea si trova al centro di una crisi di leadership e di orientamento, con due dei suoi principali Paesi, la Francia e la Germania, che mettono sotto pressione le istituzioni comunitarie. Mentre Parigi chiede deroghe alle regole per aumentare la produzione di carburanti, Berlino propone tagli di centinaia di miliardi al prossimo bilancio. L’operato di Bruxelles, ormai, non piace più a nessuno, come sottolinea un articolo di Valerio Benedetti del 23 settembre 2026.
Francia e Germania: due visioni opposte
La Francia, alle prese con il caro benzina, chiede deroghe alle regole europee per aumentare la produzione di diesel e cherosene. Il presidente Emmanuel Macron ha invocato «misure eccezionali» e «tutte le flessibilità possibili» per rispondere all’emergenza energetica. Secondo l’Eliseo, allentare i requisiti su densità, compressione e desolforazione potrebbe far crescere la produzione tra il 5 e il 20%. Parigi, inoltre, vorrebbe maggiore flessibilità sui biocarburanti e chiede di rinviare di un anno gli obblighi europei sulle emissioni di metano per gli importatori di gas, petrolio e carbone.
La Germania, invece, si oppone a qualsiasi aumento del bilancio e chiede tagli di centinaia di miliardi. Il sottosegretario agli Affari europei, Gunther Krichbaum, ha criticato l’idea di nuove «risorse proprie» per finanziare il bilancio, definendola «completamente fuori dal contatto con la realtà». Il cancelliere Friedrich Merz aveva sostenuto che il piano comporterebbe un aumento del 60% rispetto all’attuale ciclo finanziario, definendolo «semplicemente non finanziabile».
La pressione su Bruxelles cresce
Non solo la Germania, ma anche l’Austria e altri Paesi dell’Europa centrale hanno espresso preoccupazioni per il volume complessivo del bilancio. Il ministro per l’Europa, Claudia Bauer, ha avvertito che l’Austria vuole un accordo, «ma non a ogni costo», e che non si lascerà «mettere sotto pressione». Per Vienna, la proposta attuale assomiglia a una «costosissima lista dei desideri» presentata ai contribuenti. Il fronte dell’austerità è parecchio nutrito, con nove Paesi che hanno scritto alla Commissione per chiedere di frenare la crescita delle spese amministrative. La Commissione propone 2.500 nuovi posti di lavoro, ma Krichbaum ha cassato l’ipotesi senza sconti. E ieri è arrivata un’altra bordata: se oggi l’Unione dovesse essere «reinventata», ha detto il sottosegretario tedesco, «non cominceremmo certo dalla politica agricola».
Il presidente del Consiglio, Antonio Costa, cerca risorse per il bilancio, ma si trova di fronte a una situazione di divisioni crescenti. L’obiettivo è presentare una nuova base negoziale prima del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre per chiudere l’accordo entro fine anno, così da approvare in tempo programmi e regolamenti per il 2028. Il bilancio pluriennale richiede l’unanimità dei Ventisette, ma con l’asse francotedesco che si è ormai incrinato, sarà impresa ardua mettere insieme il diavolo con l’acqua santa. L’Unione europea, per la prima volta da anni, si trova al centro di una crisi di leadership e di orientamento, con due dei suoi principali Paesi che avanzano richieste contrastanti sul futuro del bilancio.



