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sabato 26 Settembre 2026

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Cronaca nera

Presunta rete neonazista in Reggio Emilia, avvocati: “Indagine delicata”

Indagine su presunta rete neonazista in Reggio Emilia, avvocati chiedono prudenza.

Una presunta rete neonazista, con radici in Veneto, ha coinvolto tre minorenni residenti a Reggio Emilia, secondo un’indagine in corso. Gli inquirenti stanno verificando se esista una vera e propria cellula presente nella provincia, con attività estremiste tramite chat su Telegram. I 14 indagati avrebbero diffuso propaganda suprematista e istruzioni per costruire esplosivi, nonostante un’azione di tipo violento sia rimasta senza conseguenze. Gli avvocati dei minorenni, Noris Bucchi e Ernesto D’Andrea, hanno espresso cautela, sottolineando la delicatezza del caso e la necessità di rispetto per l’età dei loro clienti.

Indagine su rete neonazista e uso di Telegram

La rete, definita da alcuni come “neonazismo 4.0”, si sarebbe servita del social network Telegram per diffondere contenuti estremisti, tra cui l’inneggiamento a Hitler e alle SS. Gli inquirenti hanno rilevato che, nel settembre 2024, alcuni membri del gruppo si sarebbero riuniti a Reggio Emilia per una “spedizione punitiva” contro uno straniero, ma l’azione non ha avuto esito concreto. Nei canali monitorati sono state trovate istruzioni per costruire esplosivi e materiale sull’uso di armi bianche e da fuoco. La presunta organizzazione, tuttavia, non sembra aver raggiunto un livello di organizzazione strutturata.

Minorenni coinvolti e posizione degli avvocati

I tre minorenni indagati sono tutti 17enni, due dei quali risiedono in città e una ragazza nel comprensorio ceramico. L’avvocato Noris Bucchi ha espresso una posizione di cautela, sottolineando che l’indagine è in fase preliminare e che la documentazione è molto corposa. “Non posso addentrarmi in dichiarazioni perché l’indagine è molto delicata, riguarda un minorenne, siamo ancora nella fase dell’indagine preliminare e dunque coperta dal segreto istruttorio”, ha detto. L’avvocato Ernesto D’Andrea ha aggiunto che il suo assistito è uno studente con buoni risultati a scuola, che ha “finito causalmente in una di queste chat”.

Le indagini si concentrano ora su una possibile cellula reggiana all’interno della rete, con l’obiettivo di verificare se esista una struttura organizzata nella provincia. Gli inquirenti stanno analizzando le relazioni tra i membri e le loro attività, cercando di comprendere l’entità del rischio sociale. La presenza di minorenni ha reso ulteriore la complessità del caso, con la necessità di un approccio equilibrato tra lotta al crimine e tutela dei diritti dei giovani. La situazione rimane in fase di indagine, con la prospettiva di ulteriori sviluppi. Gli avvocati hanno ribadito la necessità di prudenza e di rispetto per la delicata natura del caso, che coinvolge non solo la sicurezza pubblica, ma anche la vita di giovani in fase di crescita.

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