Andrea Toffoli ha compiuto un viaggio in bicicletta attraversando 15 Paesi in sette mesi, dopo aver subìto un infarto un anno e mezzo prima. L’obiettivo era visitare un giardino, ma il risultato è stato un percorso interiore che ha aperto un nuovo viaggio dentro di lui. Il viaggio, iniziato il 21 febbraio e concluso giovedì a Tokyo, ha visto Toffoli pedalare per oltre diecimila chilometri, accumulando circa 60.000 metri di dislivello. Tra il pubblico c’era anche la madre, Adriana, che non ha resistito alle emozioni: «Era solo un anno e mezzo che aveva avuto l’infarto!».
Un viaggio che ha superato le aspettative
Non tutti lo avevano seguito online, ma chi lo aveva visto voleva saperne di più. Toffoli ha raccontato il suo percorso con una sincerità che ha colpito chi lo ascoltava. Una persona riservata e schiva si è messa davanti a tutti a raccontare. Il viaggio ha iniziato con un’idea semplice: visitare un giardino. Ma si è trasformato in un’esperienza che ha toccato l’anima. Toffoli ha spiegato che il traguardo era un giardino, ma il vero obiettivo era trovare un equilibrio interiore dopo un periodo di sofferenza.
Un’esperienza tra cultura e natura
Il viaggio ha attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania, Grecia, Turchia, Georgia, Armenia, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Corea del Sud e infine il Giappone. Nell’ultimo tratto, la stanchezza si è fatta sentire, complice il caldo estremo: tra Cina e Corea il termometro segnava 38-40 gradi, con un’umidità che toccava il 90 per cento. La pioggia è arrivata come una benedizione. Toffoli ha visitato il giardino del maestro Masahiko Kimura, considerato il più importante maestro di bonsai al mondo. Nel suo giardino custodisce il “dragone volante”, probabilmente uno dei bonsai più costosi esistenti.
Ad aprirgli la porta è stato un altro maestro, suo ex compagno di scuola, che lo ha ospitato a casa propria e lo ha accompagnato a visitare il giardino. Toffoli ha anche citato un film, Perfect Days di Wim Wenders, che ha ispirato il suo viaggio. «Dovrebbero vederlo tutti», ha detto. «Per noi occidentali è controintuitivo, perché celebra il ripetersi dei giorni. Il protagonista pulisce i bagni pubblici, lo fa con impegno e dedizione perché il suo lavoro sia ogni giorno più perfetto, eppure esce di casa felice. Si capisce che ha avuto un passato difficile, ma che a un certo punto ha trovato il suo equilibrio».
Il viaggio ha aperto un altro viaggio dentro di lui. «Il viaggio ne ha aperto un altro dentro di me», ha spiegato. «Le persone interessate sono molte più di quanto immaginassi, e questo mi carica e mi nutre: ho scoperto una parte di me che prima non ero riuscito a tirare fuori. Però non voglio identificarmi con il viaggio, né con l’apprezzamento degli altri». Il futuro procede un passo alla volta: il riposo e il recupero del fuso orario, la ricerca di un lavoro, la scrittura. «Al momento direi Oslo, un’avventura che nel 2025 era rimasta incompiuta a causa di un infortunio». Chi teme di restare senza le sue storie può stare tranquillo: quelle che non sono entrate nei post e nelle risposte di venerdì le ritroverà in una serie di serate di racconto e in un libro “abbastanza agile”.



