Nel 1720, a Piacenza, nasce la Corporazione degli Osti Piantini, con ventotto iscritti che esercitavano la professione di osteria. L’evento segna un momento importante nella storia delle osterie locali, con l’approvazione di un statuto che regolamenta l’attività degli osti e stabilisce norme per la gestione delle attività commerciali. L’obbligo di esporre un’insegna distintiva e la scelta della Vergine Dolorosa come patrona sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano questa istituzione. La Corporazione, approvata dal Governatore con il consenso del Duca Farnese, rappresenta un’organizzazione formale per la categoria degli osti, che fino a quel momento non avevano un proprio paratico o associazione.
Un’organizzazione formale per gli osti
La Corporazione degli Osti Piantini fu fondata con ventotto iscritti, tutti esercitanti la professione con una propria osteria. Il regolamento prevedeva la figura dei Consoli, tre individui incaricati della direzione e del governo dell’associazione. L’obbligo di iscriversi al paratico era legato a una serie di norme che miravano a prevenire abusi, come la vendita di vino a minuto o l’apertura di osterie in città o nei sobborghi. L’iscrizione era accompagnata da un obolo annuale, un’importante misura di controllo e partecipazione. L’obbligo di tenere li segni fissi alle Case, cioè una tabella con il nome dell’osteria, era un riferimento all’uso antico, di derivazione medievale.
Lo statuto approvato nel 1720 prevedeva un’area di competenza che andava da Sant’Antonio a Trebbia, fino a Montale e Gerbido, passando per San Bonico e Pittolo. L’obbligo di esporre un’insegna distintiva era uno dei principali elementi regolamentari, un’abitudine che si era sviluppata nel corso dei secoli. La lingua utilizzata per redigere il documento era il volgare, in un italiano che stava prendendo forma, mentre la lingua latina era riservata a documenti di grande importanza.
La scelta della Vergine Dolorosa come patrona è un aspetto curioso dello statuto.
Norme e regolamenti dettagliati
La Corporazione aveva anche una pratica di pietà, come l’accompagnamento dei defunti alla sepoltura, e un divieto di entrare nella Camera del Paratico con armi. L’approvazione del regolamento fu effettuata con il pieno consenso del Duca Farnese, un segno di riconoscimento e supporto per l’istituzione. Le osterie, definite come “Case” nel documento, erano luoghi di incontro e socialità, spesso con soffitti a travi, un poco bui e fumosi, dove uomini si riunivano intorno a un bicchiere di vino. La Corporazione degli Osti Piantini rappresenta un’importante testimonianza della vita sociale e economica di Piacenza nel XVIII secolo, con regole precise e una struttura organizzativa ben definita. L’istituzione, nata con ventotto iscritti, ha lasciato un’impronta duratura nella memoria collettiva, anche se le osterie sono oggi quasi scomparse, come ricorda Francesco Guccini in una sua canzone.



