Il principe Emanuele Filiberto di Savoia ha risposto alle accuse di compravendita di onorificenze, sottolineando che “nessuna onorificenza viene venduta”. Le dichiarazioni, diffuse oggi da Avs, seguono un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano che ha sollevato dibattito sull’attività degli Ordini dinastici e sulle loro pratiche. Il principe ha ribadito che le attività dell’AICODS, associazione svizzera che raccoglie i cavalieri e le dame degli Ordini dinastici, non coinvolgono la vendita di titoli, ma si basano su un sistema di partecipazione e contributi.
Accuse di truffa e frodi legali
Secondo quanto dichiarato da Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera, la società Royal Protocol Srl Impresa Sociale, clonata da una società estone, è responsabile della certificazione delle genealogie su un registro privato senza alcun valore legale. La società, in cui Emanuele Filiberto è socio al 75%, è stata accusata di sfruttare il narcisismo di chi desidera titoli nobiliari per accumulare denaro e criptovalute. Inoltre, Enea Benedetto, l’ideatore della piattaforma estone, ha appreso di essere stato estromesso dalla società gemella italiana, mentre il principe rifiuta di liquidargli una fattura da 1000 euro.
Legge 1951 e contesto giuridico
La legge del 1951, che vieta di esibire o accettare onorificenze senza via libera dello Stato, è stata citata come riferimento per contestare le attività degli Ordini dinastici. Secondo Grimaldi, la Real Casa Savoia e Emanuele Filiberto conferiscono “onori monarchici” a pagamento, privi di alcun valore giuridico, in violazione della normativa. Tra i nomi associati a tali attività figurano Ignazio La Russa, Bruno Vespa, Gianni Letta, Vittorio Sgarbi e il Cardinale Parolin. Un giro di affari stimato in circa 800mila euro l’anno, su cui il principe non ha mai reso conto.
Il principe ha sottolineato che confondere quote associative, contributi destinati all’organizzazione delle attività e partecipazione agli eventi con l’acquisto di una distinzione onorifica rappresenta una realtà non esistente. Ha anche espresso indignazione per il fatto che un’attività che riunisce migliaia di persone e sostiene progetti benefici venga descritta con espressioni offensive, anziché attraverso i fatti. Inoltre, ha sottolineato che al Lingotto di Torino non si è svolta alcuna “vendita” né una cerimonia pubblica di conferimento di onorificenze, ma solo la presentazione dei nuovi membri e promuovendi al Principe Gran Maestro.
Le accuse, che vedono pendere in Procura a Torino l’esposto del medico legale Enrico Manfredi Luserna d’Angrogna sulla vendita di un bene pubblico indisponibile – l’Ordine Mauriziano – con flussi verso l’associazione svizzera AICODS, e la denuncia per truffa e appropriazione indebita di Benedetto contro Emanuele Filiberto, Santini e Di Tornaforte, hanno portato a un’interrogazione al Ministro Giorgetti, affinché venga fatta “chiarezza”. Il principe ha inoltre sottolineato che la normativa italiana relativa all’autorizzazione a fregiarsi pubblicamente di determinate insegne costituisce un tema distinto dalla natura storica e dinastica degli Ordini. Non può essere trasformata, attraverso una semplificazione, nell’affermazione che si tratti di titoli “venduti” o inesistenti. Il giornalista Bruno Vespa ha confermato di non aver mai pagato per acquisire titoli onorifici da Casa Savoia, sottolineando che non ricorda se ne avesse mai ricevuti, ma comunque mai richiesti né tantomeno pagati.



