Un uomo che aveva lavorato per 33 anni come saldatore in un’azienda trentina è morto a causa di un tumore ai polmoni, riconosciuto come malattia professionale. Il giudice ha stabilito che la causa del decesso è legata all’esposizione alle sostanze tossiche derivanti dal lavoro, come cromo esavalente e nichel, e ha riconosciuto la rendita ai superstiti e l’assegno funerario. La sentenza, emessa dal tribunale di Rovereto, ha messo fine a una battaglia legale avviata dai familiari, assistiti dagli avvocati Giovanni Guarini e Laura Manunta, per ottenere un risarcimento.
Esposizione a sostanze tossiche nel lavoro
Il lavoratore, Giuseppe Fin, aveva svolto attività di saldatura in un’azienda trentina, dove era stato esposto per anni ai fumi derivanti dal processo. L’Inail aveva inizialmente rifiutato la richiesta di risarcimento, sostenendo che l’uomo fosse un fumatore e non fosse adibito alla lavorazione dell’acciaio inox. Tuttavia, durante il processo, sono emersi elementi che hanno contraddetto questa tesi. L’azienda non aveva separato i reparti di lavorazione del ferro e dell’acciaio inox, e non era presente un impianto di areazione adeguato. Non venivano utilizzati dispositivi di protezione necessari, fattori che hanno contribuito al rischio di esposizione alle sostanze tossiche.
La promiscuità del luogo di lavoro ha reso il rischio di malattia professionale significativo.
Il giudice ha ritenuto determinante l’esposizione alle sostanze presenti nell’ambiente di lavoro, anche in assenza di un incarico specifico nella lavorazione dell’acciaio inox. La promiscuità del luogo di lavoro e l’assenza di misure di sicurezza hanno reso il rischio di malattia professionale significativo. La sentenza ha stabilito che l’Inail dovrà riconoscere la rendita ai superstiti e pagare anche le spese processuali. La decisione ha riconosciuto la natura professionale della malattia che ha causato la morte di Giuseppe Fin, aprendo la strada a un risarcimento per la famiglia.
La battaglia per il risarcimento
La famiglia di Giuseppe Fin, attraverso l’assistenza degli avvocati, ha dimostrato come la lotta per il risarcimento possa portare a risultati concreti, anche quando le istituzioni iniziano con un atteggiamento di rifiuto. La sentenza ha anche messo in luce la necessità di una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro e alla prevenzione delle malattie professionali. La vicenda ha suscitato interesse e riflessione su temi legati alla salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto in settori come la saldatura, dove l’esposizione a sostanze tossiche può portare a gravi conseguenze.
La sentenza rappresenta un esempio di giustizia ottenuta attraverso il sistema giudiziario.
La decisione del giudice ha riconosciuto la natura professionale della malattia che ha causato la morte di Giuseppe Fin, e ha stabilito che l’Inail dovrà riconoscere la rendita ai superstiti e pagare anche le spese processuali. La famiglia, attraverso la battaglia legale, ha ottenuto un risarcimento per la perdita del congiunto, dimostrando come la lotta per i diritti dei lavoratori possa portare a risultati concreti, anche quando le istituzioni iniziano con un atteggiamento di rifiuto.



