La Svizzera si appresta a decidere il futuro del suo modello di neutralità con un referendum che mette in gioco la sua posizione geopolitica e le relazioni con la NATO. Il voto, in programma domenica 27 settembre 2026, riguarda un’interpretazione più rigida del principio di neutralità sancito nel 1815 con il Trattato di Parigi. Se il popolo svizzero voterà “Sì”, la Confederazione dovrà abbandonare ogni collocazione geopolitica, comprese le sanzioni contro la Russia e la collaborazione con la NATO. La proposta, tuttavia, è viziata dagli interessi personali in Russia dell’ex consigliere federale promotore, Cristoph Blocher, che presiede un gruppo industriale con forti radici in Russia.
La neutralità come scelta strategica
La neutralità svizzera, definita come “permanente e armata”, è un pilastro della sua politica estera. L’articolo 58 della Costituzione garantisce un esercito pronto a reagire in caso di aggressione, ma non implica un impegno in guerra. La Costituzione attuale (art. 173 e 185) impone al Parlamento e al governo di adottare provvedimenti per salvaguardare il principio di neutralità, ma non lo definisce in modo vincolante. Questo permette agli organi preposti di adattare l’interpretazione al contesto storico, mantenendo la non belligeranza.
Un referendum che sfida la sovranità
La consultazione popolare, promossa dal Partito di destra Udc e sostenuta dal Partito comunista, chiede una modifica della Costituzione per stabilire un’interpretazione rigida della neutralità. Tra i punti proposti: il divieto di aderire ad alleanze militari o difensive, la collaborazione con paesi o organizzazioni straniere, salvo casi di aggressione, e il divieto di partecipazione a scontri militari tra Stati terzi. La neutralità, in questo caso, dovrebbe essere al servizio della mediazione diplomatica. La posta in gioco non è la neutralità stessa, ma il modo in cui essa viene esercitata.
La proposta nasce in reazione all’allineamento di Berna alle sanzioni UE contro la Russia nel 2022. Lo storico Maurizio Binaghi, autore del libro La Svizzera è un paese neutrale (e felice), spiega che la Confederazione ha già applicato sanzioni dell’UE nei confronti di Stati come la Serbia, il Sudan e la Siria, ma queste non hanno suscitato grande eco. La Russia, invece, è un partner commerciale ingombrante, e il suo status di potenza nucleare e membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU rende la sua posizione particolarmente sensibile.
Un modello di Svizzera in discussione
La neutralità svizzera, come sottolinea Binaghi, non è un monolite, ma una scelta strategica che può essere interpretata in diversi modi. La consultazione popolare, però, propone un modello di sovranità più isolazionista, in contrasto con l’approccio europeo. La posta in gioco, infatti, va oltre il referendum: si tratta del modello stesso di Svizzera che si intende promuovere. La Confederazione potrebbe scegliere tra un’identità sempre più ripiegata sulla propria sovranità o una posizione saldamente ancorata all’Europa, pronta ad assumersi le proprie responsabilità. La decisione del popolo svizzero potrebbe influenzare non solo la sua politica estera, ma anche il rapporto con l’Unione europea e la NATO. Il referendum rappresenta un momento cruciale per definire il ruolo della Svizzera nel contesto geopolitico contemporaneo, tra isolazionismo e integrazione. La neutralità, in questo senso, non è più solo un principio, ma una scelta che implica compromessi e responsabilità.



