Il 26 settembre 2026, a Milano, si apre una mostra dedicata ai Brueghel, una famiglia di pittori che ha rivoluzionato la pittura europea. Tre opere chiave, scelte per introdurre il loro universo, sono al centro dell’esposizione: Cacciatori nella neve, Vasi di fiori e La Torre di Babele. Questi capolavori, realizzati da Pieter Bruegel il Vecchio e Jan Brueghel, rappresentano un passo fondamentale verso la pittura moderna, in cui il paesaggio, la natura morta e le scene di vita quotidiana diventano soggetti principali.
La neve come soggetto, non come sfondo
La prima opera, Cacciatori nella neve, dipinta nel 1565 da Pieter Bruegel il Vecchio, segna un cambiamento radicale nella rappresentazione del paesaggio. Per la prima volta nella pittura occidentale, l’inverno non è più un semplice sfondo, ma il protagonista. Il quadro, parte di un ciclo dedicato ai mesi dell’anno, è stato perso durante la Guerra dei Trent’anni e solo in parte ricostruito. Ora, dopo secoli, torna a essere al centro dell’attenzione. La neve non è solo un elemento ambientale, ma un simbolo di silenzio, di isolamento e di una realtà che si svela lentamente. I tre cacciatori, stanchi e con un magro bottino, tornano a casa mentre i loro cani li seguono. Sotto di loro, il villaggio è già sul ghiaccio. Ogni volta che si guarda il dipinto, si scopre un dettaglio nuovo: un bambino che cade, un fuoco che fuma, un uccello che vola contro il cielo color piombo.
Le nature morte come enciclopedie botaniche
La seconda opera, Vasi di fiori, è un esempio di come Jan Brueghel, noto come Blumenbrueghel, ha trasformato la natura morta in un’enciclopedia botanica. Jan non dipingeva mai fiori colti contemporaneamente, poiché alcune specie fiorivano in primavera, altre in estate, altre in autunno. Ogni bouquet era un’immagine di un mondo che non esisteva in natura, ma che sulla tela trovava la sua dimensione più credibile. La natura morta non era più solo decorazione, ma un’arte in sé, una forma di conoscenza e di immaginazione. Queste opere, conservate in musei come l’Alte Pinakothek di Monaco, sono un’antologia di fiori, una sintesi di studi e di visioni.
La Torre di Babele e il potere imperiale
La terza opera, La Torre di Babele, dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio nel 1563, è un’immagine di grandezza e di potere. Modellata sul Colosseo, la torre è un simbolo di ambizione e di lavoro collettivo. Migliaia di operai si muovono su ponteggi e impalcature, mentre un re superbo supervisiona i lavori. AI suoi piedi, i servi sono prostrati. La Torre di Babele è una metafora del potere imperiale, ma Bruegel non dichiarò mai apertamente il suo commento. L’arte, in questo caso, parla da sola. Il dipinto è una delle immagini più replicate nella storia dell’arte, ma ogni volta che si guarda, si scopre un dettaglio nuovo: un bambino che cade, un fuoco che fuma, un uccello che vola contro il cielo color piombo.
La mostra I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa, aperta a Palazzo Reale di Milano dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, presenta oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe. L’evento è l’occasione per comprendere non solo chi fossero i Brueghel, ma da dove ha origine il modo in cui oggi si guarda un quadro e lo si riconosce. Il legame tra i Brueghel e Milano è profondo: Jan Brueghel ha conosciuto personalmente il cardinale Federico Borromeo, e tra i due si è instaurata un’amicizia e un mecenatismo durati decenni. Le opere commissionate da Borromeo, come le Allegorie dei Quattro Elementi, sono ancora conservate a pochi passi da Palazzo Reale, in un dialogo senza tempo tra la mostra e la Pinacoteca Ambrosiana.
- Cacciatori nella neve – 1565, Kunsthistorisches Museum di Vienna
- Vasi di fiori – 1606-1607, Alte Pinakothek di Monaco
- La Torre di Babele – 1563, Kunsthistorisches Museum di Vienna



