Il Vesuvio, noto per l’eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei, sta diventando un riferimento chiave per datare eventi geologici con maggiore precisione. Un team internazionale di scienziati, guidati da Paul Renne, ha utilizzato il confronto tra la data storica dell’eruzione e la tecnica di datazione argon-argon, una delle più utilizzate per determinare l’età degli eventi geologici. L’obiettivo è migliorare la precisione e l’accuratezza delle date ottenute, contribuendo a comprendere meglio la storia della Terra. I risultati potrebbero aiutare a stabilire con maggiore accuratezza quando si sono verificati eruzioni vulcaniche, impatti di meteoriti, estinzioni e altri eventi nella storia della Terra.
Un metodo innovativo per datare eventi geologici
La datazione argon-argon sfrutta il decadimento del potassio-40, che si trasforma in argon-40 nel tempo. Prima dell’eruzione, il potassio-40 non è presente nel minerale, ma quando il magma viene espulso e si raffredda, il “cronometro” inizia a funzionare. Misurando il rapporto tra argon-40 e argon-39, prodotto artificialmente irradiando il campione con neutroni, è possibile stimare da quanto tempo il minerale si è formato. Il risultato raggiunge una precisione dello 0,7 per cento e un’accuratezza dello 0,4 per cento.
Nell’ambito dell’indagine, gli scienziati hanno analizzato otto campioni di sanidino, un minerale vulcanico ricco di potassio, provenienti dalla pomice eruttata dal Vesuvio e conservati per quasi trent’anni nelle collezioni di ricerca. I campioni erano stati raccolti a Oplontis, un’altra località romana sepolta dall’eruzione, e provenivano dalle prime fasi dell’attività eruttiva. Questa informazione ha fornito un riferimento temporale noto con cui confrontare la data ottenuta attraverso la tecnica argon-argon.
Un’opportunità per calibrare altri metodi di datazione
La maggiore precisione potrebbe essere particolarmente utile per stabilire la successione temporale tra eventi geologici. Per esempio, datazioni più accurate possono aiutare a capire se un impatto meteoritico sia avvenuto prima di un’intensa fase vulcanica e quale relazione possa avere avuto con una successiva estinzione. Gli studiosi puntano ora a utilizzare l’approccio anche per armonizzare diversi metodi di datazione, integrando più osservazioni attraverso modelli statistici. Il Vesuvio, concludono gli autori, rappresenta pertanto un punto di riferimento importante, che permette di migliorare uno degli strumenti fondamentali per ricostruire la storia della Terra. L’approccio, pubblicato sulla rivista Science Advances, è frutto di una collaborazione tra scienziati del Berkeley Geochronology Center, dell’Università della California a Berkeley e dell’Università di Padova. L’obiettivo è fornire un riferimento per calibrare altri metodi di datazione, come il carbonio-14 e l’uranio-piombo.
La data storica dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse Pompei, è stata confermata con un’incertezza di circa due mesi, grazie all’analisi delle fonti storiche e dei resoconti di Plinio il Giovane. Questo ha permesso di ottenere un riferimento temporale noto, utile per confrontare la data ottenuta attraverso la tecnica argon-argon. L’approccio potrebbe contribuire a comprendere meglio la relazione tra eventi geologici e l’evoluzione della vita sulla Terra.



