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lunedì 28 Settembre 2026

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Ambiente

Il caldo e la siccità mettono in crisi la produzione vinicola in Italia

Il caldo e la siccità mettono in crisi la produzione vinicola in Italia, con vendemmie anticipate e sfide climatiche crescenti.

Il caldo e la siccità stanno mettendo in grave crisi la produzione di vino in Italia, con un 2026 che si è rivelato un anno particolarmente complicato per i viticoltori. La vendemmia, solitamente distribuita su alcune settimane, è stata compressa in pochi giorni, spesso molto caldi, a causa dell’accelerazione della maturazione delle uve. A Corte Franca, nel nord Italia, i lavoratori hanno raccolto l’uva durante la vendemmia anticipata il 6 agosto 2026, un segno di come il clima estremo stia modificando le tradizionali abitudini agricole.

Un anno di sfide climatiche

Il 2026 ha visto temperature più alte della media, con germogliamento precoce delle viti e ondate di calore che hanno accelerato la maturazione. Verso la fine di maggio, le grandinate intense hanno danneggiato i primi frutti, mentre la siccità ha ridotto la quantità d’acqua disponibile, aumentando la concentrazione di zuccheri nell’uva. Questo ha portato a un aumento del grado alcolico del vino, una caratteristica non sempre apprezzata nel mercato attuale, che preferisce vini più leggeri.

La mancanza d’acqua ha anche reso necessario l’intervento di potatura, ma senza esporre troppo i grappoli alla luce del sole, per evitare danni. In alcune regioni, come la provincia di Chieti, la produzione è calata del 25-40% rispetto alla media degli anni precedenti. «Sono zone che oggi con il vino prosperano», osserva Michele Antonio Fino. «Se passassero a coltivazioni con un reddito marginale più basso del vino, si spopolerebbero e diventerebbero molto più fragili di quello che sono già adesso».

Adattamento e innovazione

Per affrontare le sfide climatiche, i viticoltori stanno cercando varietà di vite più adatte al nuovo clima, anche se i disciplinari di produzione possono essere molto rigidi. In Franciacorta, ad esempio, i disciplinari di vini come lo Chardonnay e i Pinot sono stati modificati per includere fino al 10% di un antico vitigno locale, che matura circa un mese più tardi e mantiene un’acidità elevata anche ad alte temperature. Alcune aziende stanno anche sperimentando nuove tecnologie, come le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che permettono di modificare alcuni caratteri genetici dei vitigni rendendoli più resistenti. Dal 2023, è stato approvato un regolamento europeo che consente l’uso di queste tecniche, a partire dal luglio 2028. In Toscana, è già stata ottenuta la prima pianta di Sangiovese TEA, che conserva il gusto dell’uva tradizionale ma è più resistente allo stress idrico.

Le scelte fatte al momento dell’impianto di un vigneto condizionano l’azienda per molto tempo, in un periodo storico in cui fare previsioni è sempre più difficile. «La percentuale di aziende viticole in Italia che hanno accesso all’acqua per irrigare non supera il 20 per cento», dice Stefano Poni. Una percentuale che si spiega sia con la storia della coltivazione sia con le leggi che regolano la produzione del vino.

Nonostante le sfide, i viticoltori stanno cercando soluzioni innovative, come l’agrivoltaico o l’uso del caolino, per mitigare gli effetti del caldo e della siccità. Tuttavia, spostare i vigneti verso aree con condizioni climatiche più favorevoli crea non pochi problemi per le comunità locali, che dipendono dal vino per la loro economia. La viticoltura, in alcuni casi, è diventata una pratica “eroica”, con impianti a quote elevate dove le temperature sono più basse e le notti più fresche.

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