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lunedì 28 Settembre 2026

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Dipendenze digitali, Firenze lancia il primo centro italiano per giovani e famiglie

A Firenze nasce il primo centro italiano per combattere le dipendenze digitali tra giovani e famiglie.

A Firenze nasce il primo centro italiano dedicato alle dipendenze digitali, un progetto che mira a prevenire e contrastare l’uso problematico dei social media e della tecnologia tra i giovani. Il centro, chiamato Discover, è stato promosso da ReteSviluppo, una cooperativa sociale attiva in Toscana, in collaborazione con il Comune di Firenze e l’Asl Toscana centro. L’obiettivo è creare un luogo fisso dove ragazzi, famiglie e adulti possano riflettere sul loro rapporto con la tecnologia, sperimentare alternative e ricevere supporto quando necessario.

Un problema crescente tra i giovani

Secondo una ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità, condotta su quasi 280mila adolescenti in 44 Paesi, la quota di giovani con comportamenti problematici nell’utilizzo dei social è aumentata dal 7% del 2018 all’11% del 2022. In Italia, il 13,5% degli adolescenti mostra un uso problematico dei social media, con un picco tra le ragazze intorno ai 13 anni. La tendenza è più diffusa in alcune regioni del Sud, come Campania e Calabria.

La rilevazione considera a rischio i ragazzi che dichiarano almeno sei sintomi riconducibili a una perdita di controllo sull’utilizzo delle piattaforme, come il bisogno crescente di accedervi, il tentativo fallito di ridurne l’uso, la trascuratezza di altre attività o la presenza di conflitti legati ai social. Il fenomeno, purtroppo, non riguarda solo Firenze, ma rappresenta una sfida crescente a livello nazionale e internazionale.

La disconnessione serve a interrompere un automatismo e a dimostrare che il tempo può essere impiegato in modi diversi.

Il progetto si rivolge ai giovani tra i 10 e i 25 anni, ma coinvolge direttamente anche genitori, insegnanti, educatori e adulti di riferimento. Promosso dalla cooperativa sociale ReteSviluppo insieme al Comune di Firenze e all’Asl Toscana centro, Discover utilizza gli spazi della biblioteca Chiarugi, nel complesso di San Salvi. Questa prima fase sperimentale proseguirà fino a dicembre 2026, quando verranno analizzati il numero e la tipologia degli accessi per valutare come strutturare il servizio nel lungo periodo.

Un modello da portare altrove

Il progetto, che si svolgerà fino a dicembre 2026, prevede una valutazione degli accessi, dei profili dei partecipanti e della domanda di specifici percorsi, per decidere se aumentare le ore dedicate alla disconnessione o quelle riservate all’educazione ai media. L’obiettivo dichiarato è trasformare Discover in un servizio permanente e, in prospettiva, replicare il modello in altri territori. «La speranza è poter esportare questa esperienza altrove, perché il bisogno esiste e non riguarda soltanto Firenze», afferma Ester Macrì, presidente di ReteSviluppo. Il progetto mira a creare un’infrastruttura educativa territoriale, mettendo in rete istituzioni pubbliche, servizi sanitari, associazioni sportive e educatori. L’obiettivo non è solo ridurre l’uso della tecnologia, ma formare giovani capaci di riconoscere quando un dispositivo sta ampliando le loro possibilità e quando, invece, sta cominciando a limitarle.

Il vero obiettivo non è solo formare una generazione che utilizzi meno tecnologia in assoluto, ma formare giovani capaci di riconoscere quando un dispositivo sta ampliando le loro possibilità.

Il percorso inizia con un colloquio con i genitori e prosegue con l’ascolto del giovane, in modo da analizzare la situazione e definire insieme un intervento personalizzato. Non una clinica, ma uno spazio educativo e preventivo. Non ogni utilizzo frequente dello smartphone costituisce una dipendenza e il numero di ore trascorse davanti allo schermo, preso isolatamente, non basta a definire un problema. Una parte fondamentale del lavoro riguarda la prevenzione, con l’obiettivo di intervenire prima che l’uso eccessivo comprometta il benessere, le relazioni o il rendimento scolastico di ragazzi e ragazze. Il progetto non prende in carico soltanto il ragazzo, ma coinvolge l’intera famiglia. L’obiettivo è trasformare i giovani da consumatori passivi a protagonisti attivi del proprio tempo, favorendo una maggiore consapevolezza e responsabilità.

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