Irene Catarella, docente e missionaria digitale, ha reso un dono significativo al Santuario di San Giovanni Gemini, trasformando l’eredità familiare in un atto di memoria e fede. Il gesto, compiuto in memoria dei nonni, ha visto la donazione di un calice e di una pisside in argento 925, cesellati dal maestro argentiere Benedetto Gelardi. L’eredità diventa così un dono che guarda al futuro, un simbolo di passaggio tra il privato e il collettivo, tra il passato e il presente.
Un percorso multidisciplinare di fede e servizio
Irene Catarella ha costruito un percorso di vita che intreccia letteratura, educazione, spiritualità e impegno sociale. Dopo la laurea in Lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con 110 e lode, ha sviluppato un’attività che include l’insegnamento di italiano, latino e storia, il giornalismo, la missionaria digitale, gli studi di naturopatia, il counseling e la laurea magistrale in Psicologia. Alla Scuola di Teologia di base dell’Arcidiocesi di Agrigento insegna Teologia morale, Storia della Chiesa, Morale della persona, Corpus Joanneum e Dottrina sociale della Chiesa, di cui è esperta.
La sua attività di divulgatrice passa attraverso giornali, radio, televisione e podcast, oltre che da conferenze, eventi letterari, presentazioni e incontri nelle scuole. Nel 2021 ha pubblicato #Cantoanima, introducendo la «poesia dell’hashtag», in cui il simbolo # diventa elemento linguistico capace di unire parole e concetti. Da questa ricerca nasce il movimento letterario Interiorismo universale, che concepisce la poesia come espressione di interiorità, spiritualità e amore, ma anche come voce degli ultimi e degli oppressi.
Un’eredità trasformata in patrimonio spirituale
Il calice e la pisside donati al Santuario sono simboli di un’eredità familiare che non si perde, ma si trasforma. Il calice è dedicato ai nonni paterni, il medico Francesco Catarella e la dottoressa Maria Italia Prosatore, mentre la pisside è dedicata ai nonni materni, il cavaliere Giuseppe Pellitteri e Donna Maria Lo Bue. L’oggetto in argento, riprendendo la manifattura ottocentesca conservata nel tesoro del Duomo di Napoli, diventa un patrimonio spirituale e culturale condiviso. La donazione è accompagnata da un precedente significativo: la sostenuta del restauro dell’urna del Cristo morto della Chiesa Madre di San Giovanni Gemini, in memoria dello zio, il vescovo di Piazza Armerina Antonino Catarella. Questo gesto, come il dono attuale, rappresenta un legame tra passato e presente, tra famiglia e comunità. La sua storia appare come un incontro continuo tra letteratura e teologia, scuola e poesia, comunicazione e solidarietà, memoria familiare e impegno civile.
La memoria personale diventa collettiva, l’argento di famiglia diventa oggetto liturgico. La sua esperienza di presidente dell’Azione cattolica di San Giovanni Gemini e consigliera diocesana della stessa Acr, membro del settore Cultura del Comitato di Gesù Nazareno, ha portato a un ruolo di interlocutore referente ad quinquennium della Path, la Pontificia accademia di Teologia. Ne è espressione Teologia della scuola, ideato e scritto da Irene Catarella nel 2026 insieme a Monsignor Antonio Staglianò e al professor Jean Ehret.
La fede diventa responsabilità, la cultura diventa crescita. L’eredità ricevuta non resta confinata nei ricordi familiari, ma diventa un gesto pubblico di fede: la sofferenza diventa sensibilità, la poesia diventa voce, l’insegnamento diventa servizio. È forse questa la lezione più significativa: non lasciare che ciò che abbiamo ricevuto finisca con noi, ma trasformarlo in qualcosa capace di generare vita, bellezza, fede e bene per gli altri. Il dono di Irene Catarella al Santuario diventa così un atto di memoria che guarda al futuro.



