L’Albania si muove con decisione verso l’Unione europea, ma la corruzione resta un nodo critico che ostacola il percorso di adesione. Il governo, guidato da Edi Rama, ha aperto tutti i trentatré capitoli dei negoziati e ha raggiunto gli obiettivi intermedi del cluster sui Fundamentals, che comprende Stato di diritto e funzionamento delle istituzioni democratiche. Tuttavia, inchieste e proteste interne mettono in luce le sfide che il Paese deve affrontare per soddisfare i criteri dell’UE.
Le inchieste e le proteste mettono in luce le tensioni interne
Le indagini della procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato (Spak) e le proteste dei “fenicotteri” hanno messo in luce le tensioni tra il sistema politico e le istituzioni. Vlora Hyseni, direttrice dei servizi segreti, è stata messa agli arresti domiciliari per accuse di favoreggiamento e divulgazione di informazioni classificate. Il caso ha suscitato reazioni politiche, con il primo ministro Rama che ha sottolineato l’importanza della legge, ma anche la necessità di rispettare le decisioni giudiziarie.
Le inchieste della procura speciale e le proteste dei fenicotteri mostrano i terreni su cui si misurerà questa fase.
Le proteste, iniziate a Zvërnec contro un progetto turistico legato a Jared Kushner, si sono estese a una critica del modello di sviluppo promosso da Rama, basato su grandi investimenti internazionali, turismo e trasformazione urbana. Queste contestazioni, pur partendo da un tema locale, hanno acquisito una dimensione politica più ampia, mettendo in discussione il rapporto tra politica, interessi economici e società.
Bruxelles valuta i progressi, ma chiede ulteriori riforme
La Commissione europea ha riconosciuto i risultati ottenuti da Spak nei casi di corruzione di alto livello, ma ha chiesto ulteriori progressi nei settori considerati più vulnerabili, come gli appalti pubblici. Inoltre, ha insistito sull’indipendenza della magistratura e sulla necessità di ulteriori riforme per la libertà dei media, la libertà d’espressione e la sicurezza dei giornalisti. Giorgio Fruscione, research fellow di Ispi, ha sottolineato che la situazione mostra una doppia tendenza: da una parte, la persistente percezione di corruzione legata al sistema politico-istituzionale albanese; dall’altra, la capacità delle istituzioni di contrastarla, come dimostra l’attività di Spak. Tuttavia, il caso Hyseni e la sospensione di Belinda Balluku hanno esposto il governo politicamente, ma anche mostrato che le istituzioni possono agire ai livelli più alti del potere.
Un dilemma per Bruxelles: progressi e alternative
Fruscione ha parlato di un “enorme dilemma per Bruxelles”: da una parte, alcune vicende interne albanesi vanno in direzione opposta alle linee dettate dall’Unione; dall’altra, manca un’alternativa politica strutturata che offra le stesse garanzie sulla prosecuzione del percorso europeo. L’Albania punta a chiudere tutti i capitoli negoziali entro il 2027, un obiettivo ambizioso che dipende sia dalla capacità del Paese di realizzare le riforme richieste, che dall’impegno dell’Unione a mantenere il momentum del processo di allargamento. Il percorso verso l’adesione parte da progressi concreti, ma la questione ora è consolidare questi risultati e affrontare i nodi che restano aperti. Le inchieste della procura speciale e le proteste dei fenicotteri, pur muovendosi su piani diversi, mostrano alcuni dei terreni su cui si misurerà questa fase: il funzionamento delle istituzioni, la trasparenza delle decisioni e il rapporto tra politica, interessi economici e società.



