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lunedì 21 Settembre 2026

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Esteri

Gli studenti serbi sfidano Vučić e il compromesso europeo che sostiene la stabilità del paese

Gli studenti serbi protestano contro il presidente Vučić e il sostegno europeo alla stabilità del paese.

La protesta studentesca in Serbia si intensifica, sfidando il presidente Aleksandar Vučić e il compromesso europeo che ha sostenuto la stabilità del paese. Le manifestazioni, che si sono sviluppate dopo il disastro della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, segnano un momento di tensione crescente nel paese. Il 25 ottobre si terranno le elezioni anticipate, un evento che ha suscitato attenzione internazionale e preoccupazioni per la democrazia serba.

La protesta nasce da un disastro e da una corruzione diffusa

La miccia che ha scatenato le proteste fu il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, un incidente direttamente legato alle inadempienze e alla corruzione del governo. I fondi destinati al rinnovo della struttura sono rimasti nel cassetto dell’esecutivo, mentre i presunti lavori di restauro, annunciati dal presidente, non sono mai stati svolti. L’incidente ha costato la vita a sedici persone e ha scatenato proteste di massa, con i giovani che si ribellano contro un sistema che non risponde alle loro esigenze.

La repressione poliziesca e le azioni di disturbo compiute dagli squadristi dell’SNS sono diventate un elemento chiave del conflitto. Gli studenti, che hanno bloccato le loro università e chiesto il rilascio dei loro compagni detenuti, sono diventati bersaglio delle forze di sicurezza. «La polizia e le unità paramilitari prendono sempre di mira le persone più vulnerabili, e in questo caso hanno preso di mira i giovani», dice Natan Albahari, ex parlamentare e esponente del Movimento dei Liberi cittadini.

Il compromesso europeo e la mancanza di azione

Nonostante la posizione di Vučić come interlocutore istituzionale per l’Italia e l’Unione europea, il regime serbo continua a essere visto come un’entità anti-democratica. Natan Albahari, affiliato all’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE), ha espresso una visione realistica e cruda sull’ignavia europea nei confronti del regime. «Finché la Serbia e i Balcani occidentali rimarranno stabili, con un progresso nominale verso l’UE, ma senza un reale avanzamento verso una rapida adesione, Bruxelles e gli Stati membri si riterranno soddisfatti», sostiene Albahari.

La mancanza di azione da parte dell’UE non è solo un problema di democrazia, ma anche di interessi commerciali. «Gli interessi commerciali vengono messi al di sopra dei valori democratici», afferma Albahari. L’affiliazione del Partito Progressista Serbo al Partito Popolare Europeo, che include la CDU in Germania e Forza Italia in Italia, ha ulteriormente complicato la situazione. «Sono amici e alleati del signor Vučić», dice Albahari, sottolineando come il regime non sia mai stato realmente messo in discussione. La protesta studentesca, sebbene non possa cambiare il sistema, rappresenta un segno di una società in movimento. «Dopo tredici anni di Vučić, non potete cambiarlo», conclude Albahari. La sua voce, sebbene non sia la sola, è un elemento chiave nella discussione su un futuro diverso per la Serbia. La protesta, sebbene non abbia ancora portato a un cambiamento radicale, è un segno di una generazione che non si arrende.

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