L’enoturismo italiano si prepara a un nuovo sviluppo con l’entrata nel sistema Ocm (Organizzazione comune dei mercati) Vino, che permetterà alle organizzazioni della filiera di ottenere fino al 50% dei costi per azioni che promuovono la reputazione dei vigneti attraverso il turismo enologico. Questa novità, annunciata con il decreto del 18 settembre 2026, arriva in un momento in cui il settore ha generato oltre 3 miliardi di euro nel 2025, pari al 21% del fatturato medio delle cantine. L’evento è stato presentato al Vinitaly 2026, dove è stato illustrato il rapporto UniCredit-Nomisma Wine Monitor, costruito su dati di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di tutela.
Il quadro normativo: dall’accoglienza in cantina alla misura Ocm
Il passaggio dell’enoturismo da attività accessoria a intervento finanziato rappresenta un cambiamento significativo. Dalla campagna 2026/2027, le organizzazioni della filiera potranno richiedere contributi fino al 50% dei costi per progetti che valorizzano la reputazione dei vigneti. Il decreto del 2026 attua questa misura, con domande da presentare entro il 15 dicembre 2026. L’obiettivo è promuovere non solo il prodotto, ma anche il luogo, con un focus su paesaggi, tradizioni e metodi di produzione. I Consorzi di tutela, riconosciuti per legge, hanno un ruolo chiave in questa trasformazione.
Il Consorzio di tutela è l’unico soggetto titolato a rappresentare una denominazione nel suo insieme. La legge prevede che solo il Consorzio, con una rappresentatività minima del 35% dei viticoltori e del 51% della produzione certificata, possa promuovere e tutelare la denominazione. Quando la rappresentatività supera il 40% dei viticoltori e il 66% della produzione, le funzioni del Consorzio si esercitano erga omnes, coinvolgendo anche i produttori non soci.
Le potenzialità: cosa può fare un Consorzio con la nuova misura
La misura Ocm Vino permette ai Consorzi di finanziare progetti su scala regionale, con un contributo fino al 50% dei costi ammissibili. L’obiettivo è creare prodotti turistici coordinati, come itinerari comuni, calendari di visite, segnaletica condivisa e un unico racconto della denominazione. Questo approccio permette di passare dalla visita occasionale a una meta scelta, aumentando la visibilità e la fidelizzazione. Il Consorzio, con i dati necessari e la capacità di regia, è l’unico soggetto in grado di gestire queste iniziative in modo stabile e coerente. La visione futura dell’enoturismo è quella di trasformare ogni denominazione in una destinazione riconoscibile. Il nome di una Dop deve evocare non solo un vino, ma un luogo, un paesaggio, una comunità e un modo di produrre. Questa trasformazione si basa su quattro pilastri: identità, rete, qualità dell’accoglienza e misurazione dei risultati. Con l’entrata nel sistema Ocm, l’enoturismo italiano si prepara a diventare una delle destinazioni turistiche più interessanti del Paese.



