Il Lago di Como, simbolo di una destinazione turistica internazionale, sta cambiando radicalmente la sua strategia. Non si tratta più di aumentare il numero di visitatori, ma di migliorare la qualità del turismo e distribuirlo meglio sul territorio. Questo è il cuore del nuovo Piano lombardo 2026-2028, approvato dal consiglio regionale e pubblicato integralmente sul portale della Regione. Il documento, con la deliberazione numero 1571 del 23 giugno, traccia la strategia turistica per i prossimi tre anni, con un focus particolare sul Lago di Como, dove la componente internazionale è già nettamente maggioritaria.
Da “più turisti” a “turismo di maggiore qualità”
La sfida dei prossimi anni non è più semplicemente “farsi conoscere”, ma gestire un successo turistico già consolidato. Il Lago di Como, con l’85% dei visitatori stranieri, rappresenta un caso unico. La Regione Lombardia ha deciso di spostare l’attenzione da una crescita quantitativa a una distribuzione più equilibrata, con l’obiettivo di ridurre la pressione sulle località più frequentate e valorizzare borghi, montagne e aree interne. Il turismo deve diventare sostenibile e distribuito, non solo concentrato.
Cooperazione territoriale e esperienze locali
Il Piano punta sulla cooperazione tra territori, sull’integrazione dell’offerta e sulla costruzione di esperienze che permettano ai visitatori di spostarsi da luoghi noti a località meno frequentate. Per il Lario, questo significa integrare le sponde del lago con realtà come la Valle Intelvi, il Triangolo Lariano e le Valli del Lario. La Regione indica esplicitamente la valorizzazione delle identità locali, della montagna e delle aree interne come priorità. Il lago non è più visto come un’entità separata, ma come parte di un sistema più ampio. La strategia include anche l’espansione del turismo esperienziale, con un focus su cultura, enogastronomia, natura e permanenze distribuite. La Regione intende rafforzare la presenza sui mercati internazionali ad alta capacità di spesa, puntando su Stati Uniti, Canada, Cina e Giappone. Per il Lago di Como, dove la componente internazionale è già nettamente maggioritaria, il focus è su visitatori interessati a esperienze e non solo a un’esperienza di soggiorno tradizionale.
Mobilità e sostenibilità al centro
La distribuzione dei visitatori richiede una mobilità sostenibile. Per il Lario, il tema coinvolge inevitabilmente trasporto pubblico, navigazione, collegamenti ferroviari, percorsi ciclopedonali e capacità di collegare le località costiere con l’entroterra. La programmazione regionale lega lo sviluppo turistico alla sostenibilità e alla cooperazione tra territori. Nel 2026, il Lago di Como ha ricevuto la quota maggiore dei fondi regionali destinati alla sicurezza dei bacini lombardi, 80mila euro. Il nuovo Piano, dunque, non annuncia una singola grande opera, ma è uno strumento di programmazione che porterà politiche, bandi e interventi nei prossimi anni.
La sfida per il Lago di Como è chiara: non è più solo convincere più persone a venire, ma riuscire a governare quelle che già arrivano, portandole anche fuori dalle località più congestionate e trasformando il successo turistico del lago in un vantaggio più diffuso per tutto il territorio. Il turismo deve diventare un motore di crescita sostenibile, non solo di affluenza.



