Nel 2023, il divario di genere nel lavoro familiare non retribuito si è ridotto di circa 55 minuti rispetto al 2003, passando da 3 ore e 22 minuti a 2 ore e 27 minuti. Tuttavia, il carico di lavoro rimane ancora ben oltre il doppio per le donne rispetto agli uomini, che dedicano circa 1 ora e 54 minuti al lavoro domestico. La riduzione del divario è avvenuta principalmente grazie alla contrazione del tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare, associata alla maggiore partecipazione al lavoro retribuito e alla diffusione di tecnologie e elettrodomestici, secondo l’Istat 2026.
Un divario di genere in crescita nel Mezzogiorno
Il divario di genere nel lavoro familiare è particolarmente elevato in presenza di figli e nel Mezzogiorno, dove le donne dedicano circa due ore e mezzo in più rispetto agli uomini. Inoltre, il divario si amplia con l’età, raggiungendo i valori più elevati nelle classi centrali di età, dove si concentrano i carichi di cura dei figli, la gestione della casa e la partecipazione al mercato del lavoro. Tra i 45-64enni, le donne dedicano al lavoro familiare quasi 3 ore in più degli uomini, mentre nella fascia 25-44 anni il divario è poco inferiore.
Il lavoro familiare non retribuito presenta un profilo per età simile tra uomini e donne, ma con intensità molto diverse: il tempo dedicato aumenta dall’infanzia all’età adulta e si riduce nelle classi più anziane. Le differenze di genere, visibili già tra bambini e ragazzi (10 minuti nel 2023), si ampliano progressivamente con l’età e raggiungono i valori più elevati nelle età centrali, in cui si concentrano insieme i carichi di cura dei figli, la gestione della casa e la partecipazione al mercato del lavoro.
Occupazione femminile in Italia: un divario di genere tra i più ampi
Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, i livelli occupazionali delle donne in Italia rimangono significativamente inferiori a quelli degli uomini. Nel 2023, il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni è del 52,5%, il valore più basso tra i Paesi dell’Unione europea. Il divario di genere nel lavoro retribuito è tra i più ampi: gli uomini dedicano 1 ora e 40 minuti in più delle donne al lavoro retribuito, un valore superiore a quello registrato in Serbia.
Le donne di 15 anni e più dedicano al lavoro retribuito 1 ora e 48 minuti al giorno, il valore più basso tra i Paesi osservati. La doppia asimmetria di genere in Italia si presenta ai massimi livelli: le donne fanno molto più lavoro familiare e molto meno lavoro retribuito, vedendosi penalizzate in termini di autonomia economica e condivisione dei carichi domestici.
Tra i 12 Paesi europei che hanno condotto l’Indagine uso del tempo, l’Italia si distingue per una doppia asimmetria di genere che non ha eguali. In Norvegia e Finlandia, il divario di genere nel lavoro familiare si ferma a 49 e 50 minuti, rispettivamente, mentre in Italia è di 2 ore e 26 minuti. Il riequilibrio dei carichi familiari non passa necessariamente da un maggiore impegno femminile nel lavoro retribuito: in Germania, ad esempio, le donne dedicano mediamente al lavoro retribuito 1 ora e 59 minuti al giorno, non molto di più delle italiane, mentre gli uomini dedicano al lavoro familiare 2 ore e 10 minuti, contro 1 ora e 49 minuti degli uomini italiani. Il minor divario si spiega quindi soprattutto con il maggiore contributo maschile, non con un aumento sostanziale delle ore di lavoro retribuito femminile.



