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lunedì 28 Settembre 2026

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Cultura

La pace tra le Chiese, una responsabilità per l’Europa

Il cardinale Koch sottolinea l’importanza della pace tra le Chiese per l’Europa, mettendo in luce radici culturali e spirituali.

Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha sottolineato che la pace tra le Chiese rappresenta una responsabilità fondamentale per l’Europa. A Roma, durante il convegno “Religioni e diplomazia”, il porporato ha spiegato come il cammino ecumenico possa offrire un’esperienza di convivenza in cui la molteplicità non impedisce la ricerca dell’unità. La sua riflessione si inserisce nel contesto del trentesimo anniversario dell’Associazione Internazionale Carità Politica, un momento in cui le religioni vengono chiamate a contribuire alla pace e alla convivenza civile.

Radici culturali e spirituali dell’Europa

Per comprendere le radici europee, Koch ha proposto l’immagine di tre colline: il Golgota di Gerusalemme, l’Acropoli di Atene e il Campidoglio di Roma. Queste tre dimensioni rappresentano l’incontro tra l’eredità biblica, il pensiero greco e la tradizione giuridica romana. Nell’eredità greca, il cardinale ha riconosciuto la ricerca del bene e del vero, un elemento essenziale per una democrazia che non si basa solo sulla volontà della maggioranza. La fede cristiana, incontrando la filosofia greca, ha assunto la ricerca razionale della verità come parte della propria storia.

La sua riflessione ha anche toccato la crescente domanda di riferimenti morali nella vita pubblica, mentre le trasformazioni scientifiche e tecnologiche pongono nuove questioni alle società e ai governi. La pace, sostiene Koch, non può essere raggiunta senza un riferimento comune, e il cammino ecumenico offre un’esperienza in cui la molteplicità non impedisce la ricerca dell’unità. Solo attraverso relazioni vissute in questo modo, i cristiani possono aiutare la società a cercare l’unità e la pace.

La distinzione tra Chiesa e Stato

A Roma antica, il porporato ha sottolineato la tradizione giuridica e la capacità di mettere a confronto cristianesimo e potere politico. Da questa interazione si è sviluppata la distinzione tra Chiesa e Stato, un elemento essenziale per la libertà di coscienza. Koch ha ricordato che questa distinzione non implica una posizione privilegiata per la Chiesa, ma riconosce una componente della storia culturale europea. La sua identità, tuttavia, non si esaurisce nelle strutture economiche e politiche, ma include anche una dimensione spirituale e culturale. L’essere umano, afferma, non può essere pensato come un individuo isolato, perché realizza la propria libertà nella relazione con gli altri. Ricordare le radici cristiane, precisa il cardinale, non significa chiedere una posizione privilegiata per la Chiesa, ma riconoscere una componente della storia culturale europea e interrogarsi sulla sua vitalità presente.

La pace comincia anche dalle Chiese, e il cammino ecumenico è un passo fondamentale per costruire un futuro in cui la convivenza e l’unità siano possibili. Koch parla di un profondo indebolimento del rispetto della vita umana, che collega alla perdita della coscienza della presenza di Dio nella vita pubblica. Koch ha richiamato il motto agostiniano di Leone XIV, In illo uno unum, come un riferimento per la Chiesa cattolica, per l’ecumenismo e, nella sua prospettiva, anche per la convivenza civile. Questo motto, che significa “nella unica unità”, rappresenta un invito a cercare l’unità nonostante le differenze.

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