Il blocco 15, situato nelle acque dello Zaire, rappresenta un caso emblematico di inquinamento persistente e di impatto ambientale grave per le comunità costiere dell’Angola. Secondo un’analisi di immagini satellitari, nel periodo 2003-2025, almeno 19 barili di petrolio sono stati sversati ogni giorno su una superficie di 3 km², un volume sufficiente a coprire un’area pari a circa 2 milioni di campi da calcio. Questi sversamenti, spesso di origine antropica, hanno avvelenato le acque e i pesci, mettendo a rischio la salute e la sopravvivenza di migliaia di persone che dipendono dal mare.
Le conseguenze per le comunità locali
Nei villaggi di Cabinda e Soyo, i pescatori raccontano di aver visto la comparsa di bolle sulla pelle e di dover entrare comunque in acque incontrollate. «Tre giorni fa sono tornato senza nemmeno un pesce», ha detto uno di loro. Altri, come João, raccontano di non mangiare più pesce fresco, ma di dover consumare cibo tossico per non affrontare la fame. «Prima tornavamo a casa con 30 chili di pescato fresco. Tre giorni fa sono tornato senza nemmeno un pesce», ha aggiunto. La situazione è drammatica, con malattie gastrointestinali e problemi cutanei che si moltiplicano tra i bambini e gli adulti.
La salute delle comunità è in pericolo a causa dell’inquinamento da petrolio. I pescatori, pur avendo accesso a acque incontrollate, non hanno alternative. «Entriamo in acque costantemente inquinate e questo ci provoca la comparsa di bolle sulla pelle, ma dobbiamo comunque entrare nell’acqua. Che altro possiamo fare?», si chiede Paulo. La dottoressa Carlotta Tati, ex segretaria alla sanità di Cabinda, ha segnalato casi di tumore della pelle tra i bambini, attribuibili all’esposizione al petrolio.
Le responsabilità e le risposte ufficiali
Le fuoriuscite di petrolio sono state segnalate da anni, ma le autorità e le aziende petrolifere non hanno sempre risposto in modo adeguato. L’Eni, che non ha alcun interesse diretto nel blocco, ha dichiarato di non registrare anomalie operative, mentre ExxonMobil non ha segnalato problemi. Secondo i documenti sulla sostenibilità del 2025, Eni ha riferito solo 10 fuoriuscite accidentali, per un totale di 321 barili, il 4 per cento della stima minima per il blocco. Questo dato, però, non corrisponde alle immagini satellitari, che indicano un impatto molto maggiore.
Le autorità angolane non hanno registrato i dati in modo completo. Anche le autorità angolane nel 2025 hanno riportato versamenti nazionali per un totale di 20 barili di petrolio, un numero minimo rispetto alle immagini satellitari. «L’amministrazione locale sa tutto», dice António, un membro particolarmente rispettato di una delle comunità di Cabinda. La legge angolana richiede che ogni fuoriuscita superiore a un barile venga segnalata, ma i dati non sono verificabili a livello nazionale. «Le fuoriuscite di petrolio di questo tipo comportano spesso ingenti risarcimenti a favore delle vittime, che possono arrivare a centinaia di milioni o miliardi di dollari», ha detto Harj Narulla, avvocato specializzato in contenziosi sul clima. La situazione rimane drammatica, con le comunità costiere che continuano a soffrire senza ricevere risarcimenti o interventi adeguati.



