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lunedì 28 Settembre 2026

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Un piano nazionale per l’acqua: l’Italia ha risorse ma non infrastrutture

L’Italia ha risorse idriche abbondanti ma infrastrutture obsolete. Un piano nazionale per l’acqua è urgente per combattere le siccità e gli sprechi.

Un Paese ricco di risorse idriche, ma con infrastrutture obsolete e una gestione inefficiente, l’Italia si trova a fronteggiare un’emergenza crescente legata alla scarsità d’acqua. Con precipitazioni annuali record e una posizione geografica che lo rende uno dei Paesi con le più alte precipitazioni al mondo, il nostro Paese non manca di acqua. Tuttavia, la gestione di questa risorsa è in crisi, con siccità estreme che si verificano sempre più frequentemente e un sistema infrastrutturale inadeguato a garantire un uso sostenibile e efficiente.

Un piano nazionale per l’acqua

Matteo Renzi, nell’ultimo libro “Quando c’era lei”, ha lanciato l’idea di un “Mister Acqua”, un commissario straordinario presso la Presidenza del Consiglio, che guiderebbe un piano nazionale per le infrastrutture idriche. L’obiettivo è aumentare la capacità di accumulo, ripristinare le dighe e realizzare nuovi invasi, in modo da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. L’idea è nata in un contesto di crescente preoccupazione per le siccità estreme, che si verificano con maggiore frequenza e con conseguenze economiche e sociali gravi.

Le siccità e i loro impatti

Le siccità si sono intensificate negli ultimi anni, con un aumento del numero di eventi estremi. Dall’inizio del 2000 a oggi, sono state registrate 10 gravi siccità, con effetti devastanti su agricoltura, industria e popolazione. Il fiume Po, ad esempio, ha visto una riduzione del 58% della portata d’acqua rispetto alla media. Questi eventi non solo causano danni economici, ma anche un impatto sociale, con razionamenti d’acqua e problemi di salute pubblica. L’Italia, pur essendo tra i Paesi con le più alte precipitazioni al mondo, non ha una capacità di accumulo sufficiente per gestire le variazioni climatiche.

Investimenti e infrastrutture

La mancanza di investimenti pubblici per l’acqua è un problema strutturale. Gli investimenti per l’acqua rappresentano solo l’1-2% del totale degli impegni finanziari dello Stato, con conseguenze dirette sulle infrastrutture. Il Piano Nazionale per l’acqua dovrebbe includere la realizzazione di nuove dighe, l’espansione degli invasi e l’implementazione di tecnologie come la dissalazione lungo le coste. Inoltre, è necessario migliorare la gestione delle acque reflue e promuovere il riuso delle acque depurate, soprattutto in aree con scarsità d’acqua. Il ritorno dell’acqua nei bilanci dello Stato e l’allineamento degli investimenti a quelli per altre infrastrutture nazionali, come quelle energetiche o stradali, sono fondamentali per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche. L’Italia ha bisogno di un piano complessivo, che non sia gestito in un singolo Ministero, ma da un soggetto autorevole e con competenze riconosciute, in grado di coordinare le Regioni, i Comuni e le aziende del settore.

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