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lunedì 28 Settembre 2026

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Economia

Tasse al 15% sui premi e indennità dei dipendenti pubblici: chi ne beneficia e quanto si risparmia

Nuova agevolazione fiscale per dipendenti pubblici: tasse al 15% su premi e indennità, chi ne ha diritto e quanto si risparmia.

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto una novità significativa per i dipendenti pubblici: una tassazione agevolata al 15% sui premi e le indennità in busta paga, sostituendo l’Irpef e le addizionali regionali e comunali. Questa misura, valida solo per il 2026, si applica a determinati compensi e offre un risparmio fiscale a chi ne ha diritto. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito i limiti e le condizioni per accedere a questa agevolazione, che riguarda soprattutto il personale non dirigente delle pubbliche amministrazioni.

Chi beneficia della tassazione al 15% e quali sono i limiti

La flat tax del 15% si applica a determinati tipi di compensi, come premi di performance, indennità di turno, indennità per condizioni di lavoro disagiate e compensi per lavoro straordinario. L’agevolazione è limitata a un massimo di 800 euro annui e richiede che il reddito da lavoro dipendente del 2026 non superi i 50.000 euro. Questo significa che i dipendenti con un reddito inferiore a questa soglia possono beneficiare del risparmio fiscale. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che il riferimento per verificare il diritto all’agevolazione è il reddito del 2026, non di anni precedenti. Il passaggio dal 23% al 15% comporta una riduzione di 8 punti percentuali, mentre per le somme che ricadrebbero nello scaglione del 33% la differenza sale a ben 18 punti. Questo significa che i dipendenti con redditi più elevati possono beneficiare di un risparmio significativo, a condizione che i loro compensi siano riconducibili al trattamento accessorio.

Quanto si risparmia con la tassazione al 15%

Il risparmio dipende dall’aliquota Irpef che normalmente si applicherebbe ai compensi agevolabili. Ad esempio, un dipendente che percepisce 800 euro di compensi accessori agevolabili, interamente collocati nello scaglione del 23%, pagherebbe 184 euro di Irpef lorda. Con la tassazione al 15%, l’imposta scende a 120 euro, con un risparmio di 64 euro. Se gli stessi 800 euro fossero tassati al 33%, l’Irpef lorda sarebbe di 264 euro, mentre con l’imposta sostitutiva si pagano sempre 120 euro, con un risparmio di 144 euro.

A queste differenze si aggiunge il risparmio sulle addizionali regionali e comunali, anch’esse sostituite dall’imposta del 15%. Ipotizzando, per esempio, che sulla quota di 800 euro si applichino addizionali complessive del 3%, il vantaggio aumenta di altri 24 euro: negli esempi precedenti si arriva quindi rispettivamente a 88 e 168 euro, prima di considerare gli eventuali effetti sulle detrazioni. La misura è particolarmente vantaggiosa per i dipendenti con redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, dove l’aliquota Irpef aumenta dal 23% al 33%. Questo significa che i dipendenti con redditi più elevati possono beneficiare di un risparmio significativo, a condizione che i loro compensi siano riconducibili al trattamento accessorio.

La verifica sul reddito dell’anno in corso comporta inoltre la possibilità di un conguaglio: se il reddito definitivo supera i 50.000 euro, il vantaggio fiscale riconosciuto senza averne diritto deve essere recuperato. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che non esiste un elenco automatico di voci agevolabili per tutti i dipendenti pubblici. Spetta all’amministrazione datrice di lavoro verificare quali singoli compensi siano riconducibili al trattamento accessorio.

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