Una madre si trova in una situazione disperata: sua figlia, Ginevra, in sedia a rotelle, non ha ricevuto l’assistenza necessaria a scuola. La bambina, che frequenta le elementari, ha diritto a 10 ore settimanali di supporto da parte di un operatore sociosanitario, ma non è stato possibile garantirle questa figura. La madre, con voce tremante, racconta come la sua figlia, ormai grande e cosciente, non possa essere accompagnata al bagno e si sia sporcata a causa della mancanza di un operatore. «Sono disperata, non so più cosa fare», dice, esprimendo un dolore che coinvolge non solo la sua famiglia, ma anche altri genitori e insegnanti dell’istituto.
Disagio scolastico e mancanza di risorse
La situazione si presenta come un problema strutturale: la cooperativa che gestisce gli operatori sociosanitari ha difficoltà a reperire personale, e la scuola non può nominare direttamente gli operatori. «Tutto dipende dalla difficoltà di questa cooperativa», spiega il dirigente scolastico, che ha espresso solidarietà alle famiglie. La madre, però, non si ferma lì: «Si parla tanto di inclusione, ma allora questi bambini li vogliamo includere davvero o no?». La sua domanda risuona forte e chiara, come un grido d’aiuto per un sistema che non riesce a garantire i diritti di base.
La scuola non può lasciare sola una bambina in sedia a rotelle. Le insegnanti di Ginevra, pur non potendo lasciare venti alunni per accompagnarla al bagno, la hanno accolta benissimo in classe e le vogliono molto bene. «Ma giustamente non possono fare nulla più di così», precisa la madre. La scuola, pur con le sue limitazioni, cerca di tamponare la situazione, facendo uso dei collaboratori scolastici. «Stiamo facendo tutte le pressioni possibili per cercare di ottenere almeno una parte delle risorse di cui l’istituto ha diritto», spiega il dirigente, che si dice fiducioso di poter arrivare a coprire i casi più gravi.
Un appello condiviso e l’impegno delle famiglie
Il caso di Ginevra ha trovato il sostegno anche del comitato dei genitori dell’istituto, che ha inviato una lettera al preside. «In assenza della figura di assistenza, la bambina è rientrata a casa senza che le sue necessità di igiene personale fossero state soddisfatte», scrivono i genitori, denunciando episodi inaccettabili che ledono la dignità di una bambina. «Siamo intenzionati ad adire le vie legali e a far sentire la nostra voce», aggiungono, chiedendo una soluzione urgente. La scuola, però, non è sola: le famiglie si uniscono al disagio, condividendo la preoccupazione per la mancanza di supporto.
La mancanza di assistenza mette a rischio la dignità di una bambina. La madre, con il cuore in mano, chiede solo che qualcuno si prenda la responsabilità di aiutarla, come avrebbe diritto, quando lei non può farlo. «Ho le mani legate. Vorrei aiutare mia figlia ma non so come farlo», dice, esprimendo un dolore che non ha confini. La sua voce, però, è un appello che non si ferma: un grido d’aiuto per un sistema che non riesce a garantire i diritti di base a chi ne ha più bisogno.
La situazione, però, rimane critica. La mancanza di assistenza non solo mette a rischio la dignità di Ginevra, ma anche la sua salute e il suo benessere. La scuola, pur con le sue limitazioni, cerca di tamponare la situazione, ma la soluzione non è ancora arrivata. La madre, con il cuore in mano, continua a sperare che qualcuno si prenda la responsabilità di aiutarla, come avrebbe diritto, quando lei non può farlo.



