Carlo Cavalli, noto scrittore e storico locale, ha condiviso attraverso un commento su Varese News una serie di ricordi che rievocano l’atmosfera degli anni Sessanta a Varese. L’articolo, pubblicato il 29 settembre 2026, offre un’immagine vivida e affettuosa di una città in fase di trasformazione, con la scuola Silvio Pellico, il negozio del Signor Pontiggia e le stranezze di un’epoca ormai lontana. Cavalli, con un tono ricco di nostalgia, descrive un mondo in cui la routine scolastica si mescolava alle competizioni giovanili, alle piccole routine quotidiane e alle piccole grandi emozioni.
La scuola e l’arena del polverone
La scuola Silvio Pellico, con il suo corpaccione rassicurante, era situata alla fine di via Sacco. Dalle finestre dell’aula si poteva ammirare un magico spiazzo, oggi diventato parcheggio, che rappresentava l’arena per le partite di pallone. La regola del polverone, un’usanza del tempo, rendeva le partite un’esperienza unica. Cavalli descrive con vivacità un dribbling, un terzo di melina al terriccio e un terzo di cross misto ghiaietto, elementi che raccontano di un’epoca in cui il gioco era parte integrante della vita quotidiana.
Il negozio del Pontiggia e le piccole routine
Il negozio del Signor Pontiggia era il punto di arrivo per tanti ragazzi. Dopo le lezioni, si svolgevano competizioni forsennate per anticipare la truppa scomposta e sgomitante. Ci si ricomponeva in una sorta di compunto procedere verso l’austero bancone. Cavalli ricorda fogli protocollo obtorto collo, un set di matite acquarellabili, colla coccoina, gomma pane e un goniometro per misurare l’ampiezza dei sogni. La commessa elaborava il totale, il silenzio si faceva marmo su cui sudare e alla fine la dura sentenza.
La scuola e il negozio erano due luoghi che segnavano il ritmo della vita di quegli anni. L’Eligio, sempre in perfetto grigio, stazionava come un metronomo fra scaffali di libri profumatissimi, abbozzando un mezzo sorriso nei pressi di Melville, anche se Moby Dick vestiva di bianco. In un angolo, tre o quattro scatoloni di volumi della BUR, economici e un pò meno grigi del classico grigio Pontiggia, erano un’altra testimonianza di quei tempi. Carlo Cavalli, attraverso il suo commento, ha offerto una testimonianza unica e affettuosa degli anni Sessanta a Varese. Un’epoca in cui la routine quotidiana si mescolava alle piccole grandi emozioni, e in cui ogni dettaglio aveva un valore. Il ricordo del Pontiggia, della scuola e delle competizioni giovanili rimane un’immagine indelebile di un’epoca ormai lontana, ma che vive ancora nei ricordi di chi l’ha vissuta.



