Da 4.097 a 3.637: in cinque anni, tra il 2019 e il 2025, il numero di bar tradizionali in Abruzzo è calato del 11,2 per cento, con una perdita stimata di circa 138 milioni di euro di ricchezza. L’indagine, promossa da Confesercenti su dati delle Camere di commercio, ha reso evidente un calo generalizzato delle attività di bar e caffetterie senza ristorazione, che si colloca al di sopra della media registrata in altre regioni del Sud. La desertificazione delle aree interne e la crisi del tessuto industriale si riflettono in un declino che colpisce soprattutto i centri storici e i quartieri più periferici.
Le province più colpite e i dati di perdita
La provincia dell’Aquila, con un calo del 14,4 per cento, ha visto chiudere 164 bar, con una perdita stimata di 49 milioni di euro. Seguono Teramo, con un calo del 13,1 per cento e la chiusura di 130 bar, e Chieti, con un calo del 8,9 per cento. Nel Pescarese, invece, il calo è stato del 72 per cento, con 72 bar chiusi. L’Aquila, come città capoluogo, ha perso 43 bar, seguita da Chieti (-20), Pescara (-15) e Teramo (-10). I dati sottolineano come il fenomeno non sia limitato alle aree interne, ma si estende anche alle periferie delle città principali.
La desertificazione e la crisi industriale si sommano, rendendo sempre più difficile la gestione di attività come il bar. L’esperto sottolinea come la desertificazione e la crisi industriale si sommano, rendendo sempre più difficile la gestione di attività come il bar, che spesso rappresentano l’ultimo punto di contatto sociale in molte comunità.
La proposta di legge ZesPro
La Confesercenti rilancia la proposta di legge sulle Zone economiche speciali di prossimità (ZesPro), un’iniziativa volta a sostenere il commercio nei centri storici e cittadini. “La proposta di ZesPro è determinante per fermare questo declino”, afferma Lido Legnini, direttore regionale di Confesercenti. L’obiettivo è creare un ambiente più favorevole per le piccole imprese, in un contesto in cui la desertificazione e la crisi economica si fanno sentire con forza.
La perdita di 138 milioni di euro di ricchezza in cinque anni rappresenta un problema di portata nazionale. La perdita di 138 milioni di euro di ricchezza in cinque anni rappresenta un problema di portata nazionale, che richiede interventi mirati per sostenere il tessuto economico e sociale delle aree interne e delle periferie. La mobilitazione continua, con l’auspicio di un’inversione di tendenza che possa salvaguardare la vitalità dei centri urbani e rurali. L’indagine ha reso evidente come il calo delle attività di bar non sia solo un problema locale, ma un segnale di una crisi più ampia che coinvolge l’intero Sud Italia.



