La diffusione di falsi articoli attribuiti a testate giornalistiche occidentali è aumentata del 850 per cento dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, secondo un report di NewsGuard. L’organizzazione ha censito 906 contenuti falsi, attribuiti a 163 testate di 21 Paesi, con un incremento significativo rispetto ai 44 articoli falsi registrati nel 2025. La strategia russa si basa sulla falsa attribuzione di contenuti a fonti reali, ma ora mira a far circolare le informazioni false abbastanza a lungo da influenzare anche i sistemi di intelligenza artificiale.
La guerra delle copie
La tecnica utilizzata dalle operazioni russe come Matrioska e Storm-1516 si basa sulla riproduzione di testate giornalistiche, con logo, grafica e stile simili a quelli originali. I falsi articoli vengono spesso pubblicati su siti con indirizzi simili a quelli reali, aumentando la credibilità del contenuto. L’obiettivo non è solo convincere il lettore, ma far circolare le informazioni false in modo che possano essere utilizzate come fonti da altri media o sistemi di intelligenza artificiale.
Le due principali operazioni, Matrioska e Storm-1516, hanno un approccio diverso. Matrioska si concentra sulla produzione di grandi quantità di video falsi, distribuiti principalmente attraverso X e Telegram, mentre Storm-1516 si focalizza su contenuti più elaborati, che vengono diffusi attraverso una rete di account per raggiungere milioni di visualizzazioni. L’obiettivo è non solo diffondere informazioni false, ma anche costruire un ambiente informativo in cui queste informazioni possano essere considerate vere.
Le testate più colpite
Le testate più imitate sono quelle europee, con Euronews che ha visto 82 falsi articoli, seguita da Libération, BFM, France 24, BBC, Deutsche Welle e Politico. L’Italia è tra i Paesi coinvolti, con testate locali che sono state oggetto di falsa attribuzione. Le campagne mirano a Paesi con forte sostegno all’Ucraina e divisioni politiche interne, sfruttando le fratture per diffondere disinformazione. Un caso emblematico è un falso articolo attribuito a Le Point, che ha raccontato l’evacuazione di 20.000 soldati ucraini in Francia e la loro adesione a organizzazioni criminali. Il contenuto non era mai stato pubblicato da Le Point, ma è stato riconosciuto come fonte da Google, che lo ha presentato come vero. Questo fenomeno ha conseguenze profonde: non si tratta solo di una singola bugia, ma di un’intera rete di informazioni false che influenzano l’ambiente informativo.
La diffusione di falsi articoli non si limita ai social media. Alcuni contenuti vengono rilanciati da reti come Pravda, che nel 2025 ha pubblicato 6,3 milioni di articoli e rilanciato 115 affermazioni false. Questo crea un ecosistema in cui le informazioni false possono essere utilizzate come fonti da sistemi di intelligenza artificiale. Il problema non è solo distinguere un articolo falso, ma capire quanto dell’informazione circostante sia stata costruita per farlo apparire vero.
La strategia russa ha superato il semplice tentativo di disinformazione, arrivando a influenzare l’intero ecosistema delle notizie e dei sistemi di intelligenza artificiale. La falsificazione è spesso abbastanza semplice da funzionare. I contenuti riproducono logo, grafica e stile della testata imitata e, in alcuni casi, vengono pubblicati su siti con indirizzi quasi identici a quelli originali. Possono contenere anche citazioni inventate attribuite a persone reali. Il lettore non viene quindi portato verso una fonte apertamente filorussa: gli viene mostrato qualcosa che assomiglia a una fonte di cui già conosce il nome.



