Un lotto di pomodori contaminati potrebbe essere alla base del focolaio di salmonella che ha colpito diversi comuni della Valtrompia. Il Ministero della Salute ha disposto il ritiro dal mercato del prodotto, in seguito a analisi che hanno evidenziato la presenza del batterio. L’ipotesi, tuttavia, non è ancora confermata e le indagini proseguono per stabilire con certezza l’origine della tossinfezione. Circa 120 casi, tra bambini e adulti, sono stati registrati dal 13 settembre, con l’allarme che si è intensificato tra le famiglie e le autorità locali.
Contaminazione durante la coltivazione
Secondo le prime ricostruzioni, il batterio potrebbe essere entrato nel prodotto durante la coltivazione, attraverso l’acqua utilizzata per l’irrigazione. L’azienda che gestisce il servizio di mensa ha precisato che il lotto di pomodori, confezionati dalla ditta G&V Ortaggi a Gela, è stato rintracciato nel centro cottura di Inzino, chiuso dal 15 settembre. La presenza del prodotto nel centro cottura rappresenta un elemento emerso dagli accertamenti, ma non è sufficiente a stabilire con certezza che siano proprio quei pomodori all’origine del focolaio.
Le analisi sui ceppi di Salmonella sono in corso per verificare se siano tutti riconducibili allo stesso ceppo.
Il sindaco di Gardone Val Trompia, Giuliano Brunori, ha spiegato che il problema non sembra dipendere da una mancanza di pulizia durante la preparazione, ma potrebbe essere legato alla presenza del batterio già nel prodotto. L’eventuale contaminazione potrebbe quindi essere avvenuta durante la coltivazione, con l’acqua inquinata che avrebbe veicolato la Salmonella nel terreno e successivamente nel pomodoro. Le verifiche sulla rintracciabilità hanno confermato la presenza del lotto nel centro cottura, ma non hanno ancora stabilito un collegamento diretto con i casi registrati.
Indagini in corso per chiarire la situazione
Le indagini sono in corso per fare chiarezza sulla causa del focolaio. L’azienda che gestisce il servizio di mensa ha comunicato che il prodotto è stato sottoposto alle procedure di lavaggio e sanificazione previste prima dell’utilizzo. Tuttavia, l’ipotesi che il batterio fosse già presente nel prodotto non è ancora confermata. Gli accertamenti di Ats e della Procura di Brescia dovranno verificare se il lotto di pomodori è effettivamente alla base della tossinfezione. Intanto, il centro cottura di Inzino resta chiuso e i pasti vengono preparati a Montichiari per garantire il servizio mensa.
Le famiglie dei pazienti sono pronte a sporgere denuncia per l’eventuale responsabilità.
La presenza del lotto di pomodori contaminati nel centro cottura rappresenta un elemento chiave, ma non è sufficiente a stabilire con certezza l’origine del focolaio. Il tracciamento dei ceppi di Salmonella riscontrati nei pazienti è in corso per verificare se siano tutti riconducibili allo stesso ceppo e quindi a una fonte comune. Se gli esami dovessero confermare la correlazione, il lotto di pomodori potrebbe essere indicato come possibile origine della tossinfezione. L’inchiesta della Procura resta quindi aperta e saranno gli accertamenti a stabilire l’eventuale collegamento tra il prodotto ritirato e i casi registrati in Valtrompia.



