Un paese di 50 abitanti, situato ai piedi del Monviso in Piemonte, diventa il luogo ideale per parlare di economia sociale. Il Festival ConversAzioni, promosso da cooperativa sociale Viso a Viso e Confcooperative Habitat Piemonte, ha visto l’interesse di operatori, animatori sociali e imprese da tutta Italia. L’evento, che si svolge in un contesto di piccole comunità e aree interne, ha cercato risposte a questioni sempre più urgenti: dalla transizione energetica alla finanza etica, dalle cooperative di comunità alla responsabilità sociale. L’obiettivo non è solo parlare di economia, ma di come essa possa trasformare i territori e le relazioni umane.
Un modello di economia sottile
La sfida delle aree interne richiede un approccio diverso, che non si limiti a semplici iniziative locali, ma abbia una visione più ampia. Secondo Mario Calderini, professore del Politecnico di Milano e portavoce di Torino Social Impact, l’economia sociale non è solo un cappello complessivo, ma richiede una categoria ulteriore: l’economia sottile. Questa forma di economia si sviluppa in territori con piccoli volumi, margini ridotti e mercati difficili da sostenere. La sfida è immaginare modelli economici ibridi, in grado di stare nel mercato senza rinunciare alla propria dimensione sociale. Non dobbiamo ossessionarci con la scalabilità, ma costruire una rete di esperienze diverse, unite da una matrice comune, capace di trasformare la fragilità dei piccoli numeri in una nuova infrastruttura.
La transizione energetica come transizione sociale
La sostenibilità non è solo ridurre l’impatto sul pianeta, ma costruire un equilibrio tra ambiente, economia e coesione sociale. Ne è convinto Enrico Pesce, presidente della Comunità energetica rinnovabile solidale Oremo Energia Solidale di Biella. Dopo i primi mesi di attività, ha potuto restituire al territorio in termini di servizi gli incentivi economici per l’energia pulita prodotta. «Una comunità energetica può trasformare l’energia rinnovabile in valore condiviso e quel valore in nuove opportunità. Il sole produce energia, l’energia genera valore e quel valore torna alla comunità, sostenendo persone, famiglie e relazioni. È così che la transizione energetica diventa anche transizione sociale», ha spiegato.
La cooperativa di comunità Viso a Viso, che ha il suo campo base a Ostana, ha organizzato laboratori su temi come economia sociale, biodiversità e finanza etica. Il Festival ha visto la partecipazione di relatori di alto livello, tra cui Stefano Granata, presidente nazionale Confcooperative Federsolidarietà, e Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo. «Il vero problema non è soltanto la disuguaglianza, ma la perdita di significato e di possibilità di scelta», ha sottolineato Granata. «Le cooperative di comunità sono importanti perché creano luoghi in cui le persone tornano a sentirsi protagoniste, ma la mutualità non può fermarsi ai soci: deve diventare responsabilità verso l’intera comunità».
La filantropia, a sua volta, deve smettere di chiedere soltanto rendicontazioni e cominciare a condividere una direzione. «La finanza sociale deve avere il tempo necessario per accompagnare i territori e le imprese nel cambiamento», ha detto Carmine Guanci, direttore di Fondazione Vismara. «Alcune sfide hanno bisogno di dieci, 20, 30 anni, non di un bando annuale. Non dobbiamo ossessionarci con la scalabilità: dobbiamo costruire una rete di esperienze diverse, unite da una matrice comune, capace di trasformare la fragilità dei piccoli numeri in una nuova infrastruttura».
Il Festival ha visto anche l’intervento di Claudio Lubatti, consigliere di indirizzo Fondazione Crt, che ha consegnato una parola al tavolo: «insieme». «Insieme nel pensare le strategie, nel riconoscere le priorità, nel progettare le risposte. Insieme nel costruire percorsi e strumenti che mettano in relazione competenze, territori e persone. E insieme anche nel momento più importante: quello in cui ci fermiamo a capire cosa abbiamo davvero generato», ha detto.



