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martedì 29 Settembre 2026

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L’inclusione nella scuola italiana richiede più risorse, più attenzione e un linguaggio diverso: lo dicono Bova e Bevilacqua

Bova e Bevilacqua chiedono più risorse e attenzione per l’inclusione nella scuola italiana, con un linguaggio più aperto e sensibile.

La scuola italiana deve investire di più in insegnanti di supporto, personale, risorse e fondi, per garantire un ambiente inclusivo per tutti i ragazzi, anche quelli con disabilità. È quanto hanno sottolineato Raoul Bova e Giulia Bevilacqua, protagonisti della serie Rai Tutto l’amore che resta. L’educazione sentimentale, inoltre, rappresenta un aspetto fondamentale per la crescita dei giovani. La serie, ambientata in un liceo che promuove l’inclusione, cerca di rappresentare una scuola ideale, senza barriere, dove tutti possono sentirsi accolti e valorizzati.

Un linguaggio diverso per un’educazione inclusiva

Bevilacqua ha sottolineato l’importanza di cambiare il linguaggio utilizzato nella scuola e nella società, per combattere discriminazioni e muri. Secondo lei, il modo in cui si parla di disabilità e di diversità influisce sulle percezioni e sulle scelte delle persone. Se si legittima un linguaggio di odio, di discriminazione, si legittimano anche le persone a pensare che sia giusto pensarla così. Per questo, è necessario parlare di inclusione, non di differenze o fragilità, per riconoscere il diritto di esistere, esprimersi e vivere nella società. La serie racconta la storia di studenti con e senza disabilità che crescono insieme, imparando gli uni dagli altri. Tra i protagonisti c’è Vittoria, una ragazza costretta a trasferirsi in provincia per accompagnare il fratello autistico. La sua esperienza rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità di crescita. Bova, che interpreta il preside del liceo, ha spiegato che la sua scelta di dirigere la serie nasce da una motivazione personale: la malattia del figlio.

La scuola come spazio di crescita e di accoglienza

La serie vuole mostrare una scuola senza barriere, dove si promuove l’uguaglianza e la solidarietà. Non voglio dare dei messaggi, ma una rappresentazione di quella che può essere una scuola ideale, ha affermato Bova. La scuola, però, deve anche affrontare le dinamiche interne, come le relazioni tra i giovani, i primi amori, le amicizie complicate e gli ostacoli legati alle disabilità. Per questo, è necessario un corpo docente attento, che imponga il concetto di uguaglianza e di solidarietà.

Bevilacqua ha sottolineato che non sono queste le priorità: la priorità è dare alla scuola fondi e risorse, corsi di italiano pagati dallo Stato, se il problema è la lingua. Per i disabili, invece, servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse e più soldi. “È questo che manca alla scuola italiana”, ha detto. Serve anche più tempo per le materie legate all’educazione sentimentale. Ci sono tante cose che si possono fare, ma ci vuole un po’ di buona volontà e attenzione a tutte le dinamiche che si scatenano tra i giovani.

La scuola, infine, deve creare un ambiente in cui tutti si sentano liberi di esprimersi, di far presente ciò che non va o ciò che li fa stare bene o male. Proprio il contrario di ciò che sentiamo un po’ ultimamente: più apertura e più ascolto, piuttosto che chiusura e limiti, ha concluso Bevilacqua. La serie Tutto l’amore che resta rappresenta un invito a riflettere su come la scuola possa diventare un luogo di inclusione, di crescita e di accoglienza per tutti i ragazzi, indipendentemente dalle loro condizioni.

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