Il Papa ha lanciato un appello al rispetto dei patti internazionali e al disarmo, ma ha evitato di menzionare chi ha violato i patti in Europa. A Metz, durante un discorso, il pontefice ha sottolineato che «il valore della parola data è disprezzato» e che «ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno». Tuttavia, non ha nominato chi ha violato i patti, né ha distinto chi ha aggredito e chi è stato aggredito. La guerra russa all’Ucraina, che ha visto l’invasione di uno Stato sovrano, è rimasta fuori dal discorso, nonostante rappresenti una violazione clamorosa dei patti internazionali.
Il principio pacta sunt servanda e la sua mancanza di applicazione
Il Papa ha sottolineato che «pacta sunt servanda», un principio cardine del diritto internazionale, ma ha riconosciuto che oggi «non è più universalmente riconosciuto». Il rispetto dei patti, infatti, è in crisi, e la Russia ha violato il Memorandum di Budapest del 1994, garantendo l’integrità territoriale dell’Ucraina. Nonostante ciò, il discorso del Papa non ha menzionato l’Ucraina né la Russia, né ha distinto l’aggressore dall’aggredito. Questo silenzio ha suscitato critiche, soprattutto in un contesto in cui la difesa legittima è un diritto riconosciuto anche dalla dottrina cattolica.
La difesa legittima non è un’illusione, ma una responsabilità. Il Papa ha anche parlato dell’«illusione del riarmo», sottolineando che «i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui». Tuttavia, in alcuni Paesi dell’Europa orientale, la «pericolosità altrui» non è un argomento retorico, ma un fatto concreto. Missili, droni, sabotaggi e minacce nucleari sono solo alcuni degli strumenti usati per attaccare la sovranità ucraina.
La storia dell’Europa e il ruolo del Papa
Il Papa ha anche richiamato la Dichiarazione del 9 maggio 1950, che voleva un’Europa «che preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi». Tuttavia, questa intuizione geniale fu realizzata in un contesto diverso, quando i Paesi europei avevano già scelto la democrazia e la cooperazione, e quando era presente la protezione dell’Alleanza atlantica. Il padre dell’Europa, Robert Schuman, non era un pacifista: con una mano firmò la pace del carbone e dell’acciaio, con l’altra il trattato per l’esercito europeo. La pace fu costruita tra chi condivideva le regole, mentre l’Europa si difendeva da chi avrebbe potuto violarle.
La difesa non è un’illusione, ma un diritto. Il rispetto dei patti è necessario, ma non può essere usato come scusa per non affrontare le violazioni. La guerra russa all’Ucraina è un esempio di come il rispetto dei patti possa essere violato, e il silenzio su questo fatto pesa sulle scelte future dell’Europa. La pace non può essere costruita solo con il dialogo, ma anche con la capacità di difendersi. Il Papa ha aperto un dibattito importante, ma la risposta a questa domanda è ancora da trovare.



