La Stasi, servizio di intelligence esterna della Germania Est, raccoglieva segreti tecnologici in Occidente e li trasformava in produzione, contribuendo a un incremento del 7,4 per cento del Pil della DDR. Un nuovo studio ha analizzato gli effetti economici dello spionaggio della Germania Est, rivelando come le informazioni rubate abbiano migliorato la produttività e la capacità di produzione delle imprese. L’incremento del valore aggiunto industriale è stato stimato al 22,3 per cento, grazie agli effetti indiretti lungo le catene di fornitura.
Lo spionaggio come strumento di crescita
Lo studio, pubblicato dalla Rockwool Foundation Berlin, ha analizzato i dati degli archivi della Stasi e le informazioni economiche sulle imprese della Germania Est. La fonte più preziosa è SIRA, il database elettronico che contiene oltre 180mila informazioni scientifiche e tecniche raccolte in Occidente tra il 1970 e il 1989. Gli autori hanno osservato 144 Kombinate, i grandi complessi industriali della DDR, tra il 1975 e il 1988, per valutare l’impatto delle informazioni ottenute attraverso lo spionaggio.
Le informazioni considerate «valuable» o «very valuable» hanno prodotto effetti misurabili, con un aumento del 0,9 log point nella crescita del valore aggiunto e della produttività del lavoro. Le imprese hanno migliorato il rapporto tra capitale e lavoro e l’uso di input intermedi. Non è emerso un cambiamento significativo nella composizione della forza lavoro, ma si osserva un cambiamento tecnologico che aumenta la produttività senza favorire particolarmente i lavoratori più qualificati.
Effetti limitati sull’innovazione
La tecnologia rubata non serviva tanto a inventare nuovi prodotti quanto a migliorare quelli già prodotti. I dati sui singoli prodotti mostrano un aumento della concentrazione sui prodotti principali, senza effetti significativi sul numero complessivo di prodotti o sulla nascita di nuove linee. La DDR diventava più efficiente nel produrre ciò che già sapeva produrre, migliorando anche la qualità dei prodotti. L’effetto moltiplicatore della rete ha portato l’aumento del valore aggiunto industriale dal 3,2 al 22,3 per cento. Il moltiplicatore della rete è circa sette, con un impatto sul Pil del 7,4 per cento. Gli autori stimano un rendimento annuo di circa 330mila euro, a prezzi del 2020, per ogni informazione di intelligence. Tuttavia, lo spionaggio non ha permesso alla DDR di raggiungere la frontiera tecnologica occidentale, ma solo di recuperare terreno tecnologico all’interno del blocco sovietico.
Non è emersa una complementarità significativa tra le informazioni ottenute dalla Stasi e la ricerca e sviluppo condotta dalle imprese. Al contrario, ci sono segnali che lo spionaggio abbia sostituito in parte l’innovazione interna, riducendo l’incentivo a sviluppare tecnologie di propria invenzione. I risultati sulla brevettazione confermano questa tendenza, con un paradosso: rubare tecnologia funzionava, ma non permetteva di costruire da zero le stesse conoscenze. Il caso della Germania Est resta naturalmente molto particolare. Era un’economia pianificata, con uno Stato che dirigeva direttamente imprese, ricerca e acquisizione di tecnologia. Gli stessi autori avvertono che le grandezze non possono essere trasferite automaticamente alle economie contemporanee. Ma il meccanismo che il paper riesce a isolare è più generale: l’accesso alla tecnologia straniera può produrre crescita anche quando quella tecnologia arriva attraverso canali illegali.



