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martedì 29 Settembre 2026

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Cronaca nera

Stupro di gruppo a Cornell: ex studentessa riapre indagine dopo anni di silenzio

Ex studentessa di Cornell riapre indagine su stupro di gruppo dopo anni di silenzio, denuncia dettagliata e pressione sulla procura.

Un’indagine su un presunto stupro di gruppo avvenuto nel 2024 all’interno di una confraternita della Cornell University è stata riaperta dopo la denuncia di un’ex studentessa, che sostiene di essere stata drogata e violentata da un gruppo di uomini. L’evento, avvenuto il 19 ottobre 2024, ha suscitato indignazione e preoccupazione all’interno della comunità universitaria. La donna, che ha presentato una denuncia dettagliata, afferma di essere stata costretta a assumere ketamina e di aver subito un’aggressione sessuale mentre era “incapace di dare il proprio consenso”. La procura distrettuale della contea di Tompkins ha deciso di richiedere una revisione del caso, dopo essere stata “invitata dalla comunità a riconsiderare la decisione sull’opportunità di perseguire penalmente i sette membri della confraternita”.

Denuncia dettagliata e pressione sulla procura

La denuncia, lunga oltre 100 pagine, descrive nei minimi dettagli quanto sarebbe accaduto all’interno della confraternita Chi Phi. L’ex studentessa ha accusato sette membri della confraternita di aver partecipato all’aggressione mentre lei non era in grado di dare il proprio consenso o reagire. Secondo il racconto, la donna aveva bevuto a casa e in un bar prima di andare nella sede della Chi Phi per far visita a un’amica. Nella denuncia, la donna racconta che l’amica e un altro membro della confraternita le hanno offerto altro alcol e l’hanno costretta a sniffare una sostanza che hanno descritto come ketamina, e che in seguito è stata aggredita sessualmente mentre era “incapace di dare il proprio consenso”.

La procura distrettuale, guidata da Matthew Van Houten, ha spiegato che non era stata avviata un’indagine approfondita dopo la segnalazione del 2024, poiché nulla nella dichiarazione originale indicava che fosse stata drogata senza il suo consenso o che avesse avuto rapporti sessuali contro la sua volontà. Non possiamo cambiare ciò che è accaduto in passato, per quanto la comunità sia indignata, ha detto Van Houten, sottolineando che il suo compito è applicare il diritto penale dello Stato di New York. Tuttavia, l’avvocato della vittima, Thomas P. Giuffra, ha definito “inadeguata” la prima indagine svolta sul caso, sottolineando che la donna non aveva mai parlato con nessun altro oltre all’agente che aveva raccolto la sua denuncia iniziale.

Sanzioni e reazioni dell’università

Secondo il legale della donna, l’università avrebbe espulso soltanto due dei sette studenti accusati, mentre gli altri hanno ricevuto sanzioni minori, tra cui sospensioni, seminari o compiti scritti. La Cornell ha respinto tali affermazioni, ma non ha voluto fornire ulteriori informazioni sui singoli provvedimenti, citando la legge sulla privacy degli studenti. L’ateneo ha inoltre dichiarato di aver chiuso la sezione locale della confraternita Chi Phi e di averne vietato l’accesso al campus. L’ex studentessa ha affermato che la Cornell non avrebbe preso i provvedimenti adeguati: Ha protetto i responsabili dal parlare con le forze dell’ordine e messo a tacere le vittime. La condotta dell’università è stata oltraggiosa, scioccante, spregevole e riprovevole.

La procura distrettuale ha espresso il suo sostegno per la decisione di dare alla vittima l’opportunità di raccontare la propria versione dei fatti a una giuria d’accusa. Tuttavia, la Cornell ha respinto qualsiasi insinuazione secondo cui non avesse imposto sanzioni significative ai responsabili, affermando che “continuare a diffondere la falsa narrazione secondo cui in questo caso le conseguenze sarebbero state minime è irresponsabile”. L’indagine, che potrebbe portare a nuove accuse, rappresenta un passo importante per la giustizia e per la protezione delle vittime di violenza sessuale.

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