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mercoledì 30 Settembre 2026

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Cronaca

Bambini morti nel Mediterraneo: 1.500 dal 2014, l’Europa non protegge le persone

Più di 1.500 bambini sono morti nel Mediterraneo dal 2014, ma l’Europa privilegia i confini rispetto alle vite umane.

Da quando è iniziata la crisi migratoria nel Mediterraneo, il numero di bambini morti in mare ha superato la soglia dei 1.500. Dall’inizio del 2014, il numero di vittime tra i minori ha raggiunto cifre allarmanti, con un focus particolare su quelle che si verificano lungo la rotta centrale, una delle più pericolose al mondo. Nonostante le tragedie e le richieste di intervento, l’Europa continua a privilegiare la protezione dei confini rispetto alla salvaguardia delle vite umane, come sottolinea Save the Children in occasione del tredicesimo anniversario della strage di Lampedusa.

Un sistema di soccorso non sufficiente

La nave Aurora ha recentemente recuperato il corpo di un bambino senza vita su un gommone quasi sgonfio, un episodio che ricorda le tragedie di ieri e di sempre. «A tredici anni dalla strage di Lampedusa del 3 ottobre, il corpo di un altro bambino recuperato in mare ci ricorda che commemorare le vittime impone di agire per evitare le prossime morti», ha dichiarato Elena Gentili, head of advocacy and policy di Save the Children. La prevenzione di nuove tragedie e la protezione di chi sopravvive richiedono una responsabilità condivisa.

La rotta attraverso il Mar Mediterraneo si conferma una delle più pericolose al mondo per chi cerca protezione e un futuro possibile al di là del mare, soprattutto per i più vulnerabili. Dal 2014 sono oltre 1.500 i bambini morti o dispersi in mare, cifra approssimata per difetto, perché molte tragedie sfuggono ai radar della cronaca. In totale, dal 2014 sono oltre 35.600 le persone morte o disperse nel Mediterraneo, di cui più di 25.800 nel Mediterraneo centrale.

Un approdo sicuro per i minori

La gestione dell’hotspot di Lampedusa ha visto miglioramenti negli anni, grazie al lavoro di soccorritori, istituzioni, comunità locali e organizzazioni. Tuttavia, per i minori, l’approdo deve essere seguito da un’immediata individuazione dei bisogni, da protezione adeguata e dal rapido trasferimento in strutture dedicate. Lampedusa può essere un luogo di approdo sicuro. Save the Children chiede con determinazione di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani, e di attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, operando nel rispetto del diritto internazionale e dando prova di quella solidarietà che è un valore fondante dell’Unione Europea.

Il lavoro di soccorritori, istituzioni, comunità locale e organizzazioni ha contribuito a salvare vite e a offrire una prima risposta a chi arriva, anche dopo naufragi e perdite traumatiche. Tuttavia, il numero di vittime rimane elevato, con oltre 35.600 persone morte o disperse nel Mediterraneo dal 2014, di cui più di 25.800 nel Mediterraneo centrale. La protezione dei confini non ha mai smesso di essere prioritaria rispetto alla salvaguardia delle vite umane, un tema che continua a occupare un posto centrale nel dibattito pubblico e politico.

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