Tra il 2021 e il 2025, 35 mila bambini sono stati uccisi o mutilati da armi esplosive in diversi contesti di guerra, secondo un rapporto dell’Unicef pubblicato oggi. L’analisi, condotta su dati raccolti in 13 paesi, ha evidenziato un aumento esponenziale delle vittime minorenni, con il 72% delle morti attribuibili a armi esplosive nel 2025 rispetto al 54% del 2021. I bambini, spesso i primi a essere colpiti, sono diventati vittime sacrificali di una violenza cieca che lacera il presente e cancella il futuro.
Armamenti moderni e impatto sui bambini
Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, ha sottolineato come la tecnologia al servizio della morte abbia reso la guerra più spietata. “L’uomo invece di migliorare e fare in modo che i bambini non muoiano, studia sempre più nuove tecnologie per ammazzarli e per ucciderli”, ha detto. I droni, in particolare, hanno introdotto una nuova dimensione di terrore, con oltre 1.000 bambini colpiti in cinque anni. Il 2025 ha visto un picco di 415 vittime accertate, distribuite in diversi scenari di guerra.
Le esplosioni talmente violente che cancellano persino l’identità delle piccole vittime hanno conseguenze psicologiche durature. “C’è un dato statistico del rapporto che davvero gela il sangue”, ha aggiunto Iacomini. “Cioè per il 20% dei bambini uccisi o mutilati non è stato possibile nemmeno identificare il sesso, quindi la tecnologia che dovrebbe renderci più precisi sta invece rendendo la guerra più spietata sui civili, sui corpi dei bambini.” Questo comporta anche l’impossibilità per i genitori di dare la giusta sepoltura ai propri figli.
Le conseguenze psicologiche e sociali
Il rapporto ha anche evidenziato una crescita del numero di ragazze colpite, passando dal 28% nel 2021 al 33,5% nel 2025. Tuttavia, la quota di bambini uccisi o mutilati rimane elevata, con il 50% dei minori colpiti. L’uso di armi pesanti nei quartieri residenziali ha distrutto infrastrutture essenziali, come ospedali, scuole e reti idriche, aggravando la situazione di vulnerabilità dei bambini. “La geografia della guerra, la mappa del dolore sui corpi dei bambini attraversa i continenti, eppure soffre la selettività dei riflettori mediatici occidentali”, ha sottolineato Iacomini. L’Unicef ha chiesto a stampa e governi di squarciare il velo sulle crisi dimenticate, ricordando che un’emergenza non inizia soltanto quando vediamo morte e distruzione, ma quando i riflettori si spengono. “E’ proprio lì che cominciano e aumentano le necessità”, ha concluso il portavoce.
Il rapporto ha anche chiesto alle parti in conflitto di porre fine all’uso di armi esplosive nelle aree popolate e di rispettare il diritto internazionale umanitario. Gli Stati sono invitati a sostenere la dichiarazione politica “Explosive weapons in populated areas” e a non trasferire armi esplosive ai Paesi in guerra. L’Unicef ha anche chiesto un sforzo di tutti per destinare finanziamenti stabili ai programmi di protezione dei bambini, riconoscendo l’importanza di un impegno globale per salvaguardare i più vulnerabili.



