Eni ha aperto l’era Exascale con il supercomputer HPC7, un sistema di calcolo di potenza senza precedenti che ha reso possibile affrontare simulazioni che richiedevano mesi o anni in tempi rapidi. L’impianto, entrato in funzione a giugno nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, si colloca al sesto posto assoluto nella classifica mondiale Top500, secondo in Europa e primo al mondo tra i supercomputer destinati a uso industriale. Con oltre 571 PFlop/s di potenza effettiva e 861 PFlop/s di potenza di picco, HPC7 rappresenta un passo epocale per l’industria e la ricerca, aprendo nuove opportunità per l’innovazione e la competitività.
Un investimento in tecnologia e sostenibilità
La realizzazione di HPC7 è il frutto di una strategia lungimirante che Eni ha sviluppato negli anni, puntando su una architettura ibrida che combina CPU e GPU. Questa soluzione, adottata per la prima volta nel 2013, ha permesso di massimizzare prestazioni ed efficienza energetica. Il supercomputer, ospitato nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, è progettato per ridurre il consumo energetico e le emissioni, grazie a un impianto fotovoltaico da 1 MW e a un sistema di raffreddamento diretto a liquido che smalta il 96% del calore prodotto. L’efficienza energetica di HPC7 lo colloca undicesimo al mondo nella classifica Green500, con un consumo di 65,426 GFlop/s per watt.
La potenza di calcolo non è più soltanto una questione informatica, ma diventa strategica per le filiere dell’innovazione.
Eni utilizza i supercomputer da anni per studiare il sottosuolo e migliorare l’accuratezza delle analisi geologiche e fluidodinamiche. Tuttavia, il raggio d’azione di questi sistemi si è progressivamente ampliato, coprendo anche la transizione energetica. Ora, HPC7 permette di affrontare applicazioni che vanno dalla ricerca di nuovi materiali per la cattura della CO2 alle simulazioni atmosferiche per gli impianti di energia rinnovabile, fino allo sviluppo di celle solari e batterie più efficienti. A tutto questo si aggiunge l’Intelligenza Artificiale, con la possibilità di sviluppare modelli specificamente progettati per il settore energetico. Tra i settori più complessi, HPC7 si occupa anche dello sviluppo di algoritmi quantistici e della simulazione del comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico.
Un’infrastruttura a servizio dell’ecosistema industriale
Da luglio, Eni ha deciso di aprire parte delle proprie infrastrutture di supercalcolo all’ecosistema dell’innovazione, mettendo a disposizione capacità computazionale e competenze specialistiche a imprese, startup e centri di ricerca. Tra le prime realtà che hanno manifestato interesse figurano Domyn, Mercuria, Dompé, Almawave, Reply e Fondazione Bruno Kessler. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo di nuovi modelli di IA, simulazioni avanzate e progetti che richiedono capacità di calcolo particolarmente elevate.
Quello che nasce come vantaggio competitivo proprietario può diventare anche un’infrastruttura a servizio di un ecosistema industriale e scientifico più ampio.
La decisione di Eni di mantenere una parte strategica della propria capacità computazionale all’interno dell’azienda è un passaggio significativo. In un mondo in cui una quota crescente dei calcoli viene affidata al cloud, possedere infrastrutture «on premise» significa poter proteggere algoritmi, dati e competenze proprietarie, mantenere il controllo e sviluppare il know-how su tecnologie sempre più decisive per la competitività. Si tratta di una questione industriale che incrocia direttamente quella della sovranità tecnologica e dei dati.



