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mercoledì 30 Settembre 2026

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Intitolazione viale Cutro a Reggio Emilia, Nicaso critica scelta come “toppa peggio del buco”

Reggio Emilia decide di intitolare una rotatoria a viale Cutro al Tricolore, ma storico delle mafie critica la scelta come simbolo di responsabilità evasa.

La decisione del Comune di Reggio Emilia di intitolare una rotatoria vicino viale Cutro al Tricolore, mantenendo però il nome del quartiere originario, ha suscitato reazioni forti tra gli esperti e i cittadini. Lo storico delle mafie Antonio Nicaso ha espresso un giudizio critico, definendo la scelta come una “toppa peggio del buco”. La decisione, presa dopo lunghe consultazioni tra sindaco Marco Massari e vicesindaco Lanfranco De Franco, mira a rafforzare il messaggio di legalità, ma non convince il professor Nicaso, che vede in essa una mancanza di responsabilità collettiva.

Una scelta simbolica che non risolve i nodi

La rotatoria, situata all’incrocio tra viale Trattati di Roma e viale Città di Cutro, è stata intitolata al 7 gennaio 1797, data in cui il Congresso della Repubblica Cispadana adottò il Tricolore come bandiera italiana. La scelta di mantenere il nome di Cutro, pur affiancandolo a un richiamo ai valori della Costituzione, ha suscitato polemiche. Nicaso ha sottolineato come questa soluzione non risolva i problemi, ma rischi di associare il quartiere e i suoi abitanti alla criminalità organizzata.

La responsabilità non può essere ricondotta ai luoghi di provenienza dei protagonisti delle vicende criminali.

Secondo Nicaso, il radicamento mafioso a Reggio Emilia è stato possibile anche perché parte della società civile non ha visto o sottovalutato il problema. L’idea che il fenomeno sia esogeno, cioè esterno, è una logica che persiste e non risolve le radici locali del problema. L’esperto ha sottolineato come la criminalità si è radicata grazie alle collusioni nei territori, non solo per l’immigrazione.

Un alibi culturale e una logica miopi

La decisione del Comune, sebbene simbolica, rischia di diventare un alibi culturale, un ritorno a logiche miopi che tendono a rimuovere il terreno di coltura locale delle mafie. Nicaso ha espresso preoccupazione per il rischio di trasformare la comunità di origine in un marchio, penalizzando migliaia di persone oneste che hanno radici a Cutro. L’esperto ha sottolineato come la memoria civile dovrebbe contribuire a unire, non a dividere.

Le intitolazioni non sono azioni contro la criminalità organizzata.

La scelta di intitolare la rotatoria al Tricolore, pur mantenendo il nome di Cutro, non è vista come un passo concreto verso la lotta alla criminalità. Nicaso ha rilevato che le intitolazioni sono “cose da museo”, non strumenti per combattere la mafia. La soluzione proposta, sebbene di compromesso, non risolve i nodi irrisolti e non contribuisce a una cultura di legalità e responsabilità collettiva. La decisione del Comune di Reggio Emilia, sebbene motivata da un intento simbolico, rimane un tema dibattuto. La scelta di mantenere il nome di Cutro, pur affiancandolo a un richiamo ai valori della Costituzione, non convince tutti e rischia di perpetuare una logica di responsabilità evasa. La sfida, come ha sottolineato Nicaso, è quella di lavorare insieme per evitare che non si ripetano le situazioni passate, senza ricorrere a intitolazioni che non risolvono i problemi.

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