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mercoledì 30 Settembre 2026

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Cronaca nera

Mamma sopravvissuta alla strage di Mestre: «Non so se non sarebbe stato meglio andarmene con mia figlia»

Mamma sopravvissuta alla strage di Mestre racconta il dolore e la decisione di lottare per la sicurezza stradale.

La strage del bus di Mestre ha lasciato un segno indelebile nella vita di Maika Frommherz, una madre che ha perso la sua bambina di 18 mesi, Charlotte Nima Frommherz, ma è sopravvissuta all’impatto. «Mi hanno rianimata, ad oggi non so dire se non sarebbe stato meglio che me ne fossi andata assieme alla mia bambina», ha detto la donna, parlando con dolore e profonda sofferenza. La tragedia, avvenuta in un momento di felicità, ha interrotto un ricordo che sembrava perfetto.

Un ricordo felice interrotto bruscamente

La famiglia, composta da Maika e dal compagno Nico Pierre Volkmann, era a bordo del pullman che li portava a casa dopo un’escursione a Venezia. «Avevamo trascorso quattro giorni a Venezia ed era stato tutto perfetto», ha ricordato Maika. «Per la prima volta avevo sentito Charlotte ripetere “schön” (bello, in tedesco) di continuo». Un ricordo felice che si è interrotto bruscamente in un frammento di secondo. «Urlavano “Così cadiamo”, ma io non capivo», ha raccontato la donna, descrivendo il momento in cui la memoria è tornata a lei, poco prima di Natale, al momento delle dimissioni dall’ospedale di Tubinga, in Germania, dove era stata elitrasportata.

Maika, rimasta in coma per un mese, ha risvegliato solo a fine ottobre. Inizialmente, la sua mente aveva rimosso il trauma: ricordava solo i giorni felici a Venezia, ma non la dinamica dell’impatto. «Uscendo dalla porta ho visto un pullman. Appena l’ho visto ho avuto un violento attacco di panico, ed è stato allora che ho ricordato: ero seduta sul bus a Mestre, avevo la mia bambina in braccio e davamo le spalle al conducente», ha spiegato. «A un certo punto ho sentito alcuni passeggeri urlare “Ehi, si rovescia! Così cadiamo!”, ma io non capivo». La donna ha raccontato di sentirsi morta, ma è stata rianimata. Io quel giorno ero morta e mi hanno rianimata. Francamente però, ancora ad oggi non so dire se non sarebbe stato meglio che me ne fossi andata assieme alla mia bambina.

Una missione per la sicurezza stradale

Entrambi i genitori sono sopravvissuti alla loro piccola, riportando ferite gravissime. «È stato difficile accettare che, dopo l’incidente, sarei stata per tutta la vita su una sedia a rotelle – confessa la donna –. Impossibile, invece, scendere a patti con l’idea di non rivedere più mia figlia Charlotte». La sofferenza è così profonda che Maika e Nico stanno cercando la forza di trasformare il loro dolore in una missione. «Vogliamo dedicare le nostre vite a impedire che tragedie come questa si ripetano – spiega Nico –, sensibilizzando la politica e l’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale. Lo dobbiamo a Charlotte, ma anche a tutte le famiglie delle vittime della strage di Mestre».

La coppia ha intenzione di impegnarsi in prima linea non appena l’iter giudiziario sulla strage si sarà concluso. La loro decisione nasce da un dolore profondo, ma anche da una determinazione a non permettere che altre famiglie passino attraverso la stessa sofferenza. Non appena l’iter giudiziario sulla strage si sarà concluso, la coppia ha intenzione di impegnarsi in prima linea. La strage di Mestre ha cambiato la vita di Maika e Nico, ma anche la loro visione del mondo e del futuro.

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