Verona si conferma un territorio cruciale nella lotta alla criminalità organizzata, grazie all’impegno delle istituzioni e alla collaborazione tra magistratura, comuni e società civile. Nel corso di un convegno promosso dal Comune, è stato sottolineato come il riutilizzo dei beni confiscati rappresenti un’arma strategica per ridurre la potenza delle mafie, ma anche un’opportunità per il rilancio sociale e economico del territorio. La discussione ha visto la partecipazione di magistrati, rappresentanti locali e esperti, che hanno evidenziato la necessità di accelerare i processi di destinazione e di potenziare le risorse disponibili per gestire i beni sottratti alle organizzazioni criminali.
Beni confiscati: un’arma per la legalità
La magistrata Alessandra Dolci, procuratrice capo della Repubblica di Venezia, ha sottolineato come la confisca dei beni sia uno strumento efficace per colpire le mafie nel loro cuore, ovvero nei capitali investiti nei territori. «La confisca è forse lo strumento più efficace nel contrasto alle mafie», ha affermato, ricordando come in Veneto la situazione presenti caratteristiche simili a quelle lombarde, ma con numeri e strumenti diversi. La magistrata ha anche sottolineato la necessità di rafforzare i presìdi investigativi e di favorire la presenza della Dia sul territorio.
Secondo i dati presentati, in provincia di Verona risultano 67 immobili in amministrazione e 73 già destinati, con un totale di 247 immobili confiscati in regione. A Verona, invece, sono 7 le aziende in amministrazione e 2 quelle destinate. «Restituire questi immobili al circuito sano ha un valore in più: significa impoverire chi ha investito denaro mafioso nelle nostre città», ha spiegato l’assessora Stefania Zivelonghi, che ha ribadito l’impegno del Comune di Verona nel percorso di gestione dei beni confiscati.
La confisca non è solo un atto giudiziario, ma un mezzo per rafforzare la legalità.
Un protocollo per accelerare l’assegnazione
Un tema ricorrente nel convegno è stato il ritardo tra la confisca di un bene e la sua successiva riassegnazione come bene pubblico. «Spesso passa troppo tempo», ha sottolineato Dolci, ma ha anche annunciato che un protocollo tra la Regione Veneto, Anci e la Procura di Venezia è in via di approvazione, con l’obiettivo di istituire un tavolo tecnico per accelerare l’assegnazione dei beni agli enti territoriali. «Si tratta di enti che spesso non dispongono delle risorse economiche necessarie per rendere il bene fruibile», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di un progetto concreto per ogni bene confiscato. La prefetta Maria Rosaria Laganà, direttrice dell’Anbsc, ha richiamato la funzione della normativa antimafia nel restituire i beni alle comunità. «Il nostro compito è accelerare i processi di destinazione», ha spiegato, sottolineando che le criticità sono molte, ma le risorse e le competenze progettuali sono fondamentali per il successo del riutilizzo sociale dei beni confiscati.
La gestione dei beni confiscati richiede una collaborazione tra istituzioni e comunità.
Il convegno ha visto anche l’importante contributo delle forze sociali, dell’imprenditoria sensibile e dei sindacati, che hanno dimostrato una reazione decisa contro la presenza della criminalità organizzata nel territorio veronese. «La mobilitazione di queste forze rappresenta un esempio positivo per tutto il Paese», ha sottolineato il presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo, che ha portato l’esperienza maturata in Sicilia. «In Sicilia come in Veneto è fondamentale formare una forte coscienza civile nella collettività», ha aggiunto, sottolineando come il riuso a fini sociali dei beni confiscati sia un’arma potente per promuovere sviluppo e inclusione.
Concludendo, il coordinatore nazionale di Avviso Pubblico Pierpaolo Romani ha ribadito il ruolo della società civile nel contrasto alle mafie. «Tutte le forze sane della società devono fare la loro parte, essere una “rete di legalità organizzata”», ha concluso, sottolineando l’importanza di un impegno condiviso tra istituzioni, magistratura e cittadini per contrastare la criminalità organizzata e promuovere la legalità.



