La vedova di David Rossi, Antonella Tognazzi, ha espresso una forte critica nei confronti delle indagini e della mancanza di risposte da parte della banca Mps. L’uomo, ex responsabile comunicazione della banca, è morto il 6 marzo 2013 a Siena, in un incidente che inizialmente fu considerato un suicidio. Tognazzi ha sottolineato come le indagini siano state condotte in modo superficiale e che la banca non abbia mai fornito spiegazioni o supporto alla famiglia. «Le indagini sono state fatte male, non so se non hanno saputo o voluto fare in modo approfondito, ma le ritengo svolte male», ha detto.
Un decennio di battaglia per la verità
La moglie di Rossi ha raccontato di aver continuato a cercare risposte, anche quando le istituzioni e la banca sembravano non volerlo fare. «Noi abbiamo continuato imperterriti ad approfondire tutto quello che sapevamo», ha spiegato. La famiglia ha lavorato insieme alla figlia Carolina Orlandi per ricostruire gli eventi del 6 marzo 2013, cercando di capire cosa fosse realmente accaduto. Questi 14 anni sono stati uno stillicidio, ha detto Tognazzi, sottolineando l’impatto emotivo e fisico della battaglia.
La vedova ha anche criticato la mancanza di risposte da parte della banca Mps. «Mi aspettavo che i vertici della banca per cui David lavorava fossero i primi a chiedere che venisse fatta luce su questa vicenda», ha detto. «Non si sono mai fatti sentire, mai». Tognazzi ha anche parlato del video delle telecamere, l’unico filmato disponibile, che mostra un uomo che osserva il corpo di Rossi. «Credo che fosse una persona in contatto con chi lo ha gettato di sotto e che riferisse quello che stava vedendo», ha sottolineato.
La Commissione d’inchiesta e le nuove speranze
La vedova ha espresso fiducia nella Commissione parlamentare d’inchiesta, guidata da Gianluca Vinci, che sta rivedendo la vicenda e potrebbe riconoscere un omicidio. «Le conclusioni di queste attività della Commissione sono quelle che auspicavamo e di cui eravamo sempre state convinte», ha detto. Tognazzi ha sottolineato come la Commissione stia facendo un lavoro accurato e che la verità venga riscritta. Ne è valsa la pena resistere, ha concluso, riferendosi al lungo percorso affrontato.
La vedova ha anche criticato le archiviazioni disposte negli anni passati. «Mi auguro che oggi la magistratura possia tornare sui suoi passi», ha aggiunto, pur riconoscendo che non ci creda. «Hanno fatto due archiviazioni. Io mi sono sentita offesa. Non puoi scrivere cose che non sono esistite». La battaglia di Tognazzi e della famiglia è durata oltre un decennio. «Con tutti i problemi che sono emersi, affrontare questa vicenda è stata per me una grande sfida», ha detto. Nonostante tutto, la vedova ha espresso la sua determinazione. La sua voce è un richiamo a una verità che ancora non è pienamente rivelata, ma che continua a essere cercata con tenacia e coraggio.



