Valter Lavitola, noto faccendiere in carcere per l’omicidio di Ranucci, ha minacciato Fabio Mazzoni, amministratore delegato di Neutralia, usando il programma di Report per intimorirlo. Mazzoni ha raccontato di aver subito pressioni e minacce chiare, che lo hanno spinto a versare somme di denaro per evitare conseguenze in Africa. L’inchiesta sulla bomba ha rivelato la rete di affari del faccendiere, che ha coinvolto anche il popolare conduttore di Report.
Minacce e pressioni da parte di Lavitola
Secondo Mazzoni, Lavitola ha usato il programma di Report per intimidire i suoi interlocutori, spesso ricorrendo a minacce di violenza e di conseguenze legali in Africa. «Lavitola mi chiama e mi dice: “Queste cose te le dico anche al telefono, devi firmare quel contratto, a Gianluca (De Marchi, ndr) vado a casa e lo costringo con la forza, ti metto nei casini in Zimbabwe e Camerun, ti faccio arrestare”», racconta Mazzoni. Le minacce sono state accompagnate da pressioni continue, che hanno portato Mazzoni a versare somme di denaro per evitare conseguenze legali.
Le minacce erano chiare e precise, con minacce di arresto e conseguenze in Africa.
Un accordo di investimento a rischio
L’affare dei carbon credit ha visto Neutralia entrare in contatto con Lavitola nel 2024, siglando un accordo di investimento. Tuttavia, il rapporto è stato segnato da dubbi e pressioni. «A fine marzo, pochi giorni dopo quella telefonata, arriva la risoluzione dell’accordo di investimento. Accordo che prevedeva un impegno di 400mila euro nei confronti di Lavitola, in realtà ne sono stati versati solo 25mila», spiega Mazzoni. L’investimento è stato accompagnato da un rapporto per gestire la fine del progetto, ma Mazzoni ha riconosciuto di non aver denunciato le minacce ricevute.
La società ha versato solo una piccola parte del denaro previsto, a causa delle pressioni ricevute.
Lavvitola parlava continuamente del popolare conduttore di Report, che aveva un ruolo chiave nel suo network. Quando esplode la bomba, nell’ottobre 2025, il faccendiere era ancora in rapporti con Mazzoni e al telefono con una collaboratrice raccontava l’ordigno come una «cavolata». L’inchiesta sulla bomba ha rivelato la rete di affari del faccendiere, che ha coinvolto anche il popolare conduttore di Report. «Neutralia non ne aveva più e ho provveduto a pagare dal mio conto visto che Lavitola pressava dicendo che sarei finito nei guai in Africa», spiega Mazzoni. La società ha chiesto allo studio legale conto delle azioni svolte, ma ha ricevuto una risposta evasiva. Mazzoni ha deciso di presentare una denuncia alla procura, raccontando anche le pressioni e le minacce subite.



