Un’esperienza familiare può diventare un’occasione per parlare di stereotipi di genere; una difficoltà può rendere visibile un percorso di carriera che spesso resta nascosto; un video informale può introdurre un’attività di ricerca o di addestramento. Questi sono alcuni dei temi emersi da un’analisi condotta su 194 post pubblicati su Instagram da tre astronaute e influencer scientifiche, tra il 24 giugno e il 24 novembre 2024. L’indagine, pubblicata oggi sul Journal of Science Communication, ha esaminato le strategie comunicative di Norah Patten (Irlanda), Kellie Gerardi (Stati Uniti) e Shawna Pandya (Canada), con l’obiettivo di capire come la scienza possa essere raccontata in modo diverso, coinvolgente e accessibile. L’attenzione è stata posta non solo sui contenuti, ma anche sulle scelte narrative e sui mezzi utilizzati per coinvolgere il pubblico.
La giacca rosa e l’identità femminile
Un episodio apparentemente casuale ha dato il via a una ricerca che ha esplorato come le astronaute possano utilizzare i social media per condividere la propria esperienza professionale e personale. Kellie Gerardi, durante un’intervista televisiva, ha indossato una giacca rosa, un dettaglio che ha suscitato interesse e ha portato a una riflessione più ampia. «Se avete seguito la mia carriera, sapete quanto abbia sempre tenuto a non smorzare le mie molteplici sfaccettature né la mia femminilità», ha scritto Gerardi su Instagram, spiegando come voglia che le sue figlie capiscano che non deve ridursi per adattarsi all’immagine che qualcun altro ha di lei. Questo momento ha ispirato una ricerca che ha analizzato come le astronaute possano costruire una presenza pubblica che unisca scienza, vita privata e rappresentanza di genere.
Strategie comunicative e cornici narrative
Le ricercatrici hanno individuato sette cornici narrative ricorrenti, tra cui presentarsi al pubblico, celebrare i traguardi raggiunti, contrastare gli stereotipi, incoraggiare l’accesso alle discipline scientifiche e valorizzare il lavoro di squadra. A queste si affiancano cinque strategie comunicative, che comprendono l’uso dei formati e delle funzioni di Instagram, dei trend, dell’umorismo e di oggetti o immagini capaci di rendere il messaggio immediatamente riconoscibile. I post mostrano quanto questi aspetti possano convivere. Shawna Pandya, per esempio, parla di salute e medicina spaziale, affrontando anche il tema piuttosto intimo dell’inserimento di dispositivi intrauterini in relazione alle condizioni di microgravità. Norah Patten racconta le esperienze dei voli parabolici e ricorda la sua prima visita al Kennedy Space Center, a 15 anni, insieme al padre e al fratello.
La scienza viene raccontata non soltanto attraverso i suoi risultati, ma anche attraverso le persone che la praticano e le strade che le hanno portate fin lì. A rendere i contenuti riconoscibili contribuiscono anche i riferimenti alla cultura pop. Le tre protagoniste ricorrono a musica, umorismo e linguaggi propri delle piattaforme, con citazioni che spaziano da David Bowie a Taylor Swift, fino al gioco di parole “bratstronauta”, ispirato alla popstar Charli xcx. Reel, caroselli, hashtag ed emoji non sono semplici ornamenti, ma entrano a far parte del modo in cui i messaggi vengono confezionati e proposti agli utenti.
Le donne nel settore Stemm utilizzano i social media come strumento per acquisire visibilità e far sentire la propria voce, perseguire i propri obiettivi come divulgatrici scientifiche, cambiare la percezione del ruolo e del contributo delle donne nelle Stemm e ispirare le giovani generazioni a considerare le carriere nelle Stemm come un’opzione per il futuro. L’analisi ha anche evidenziato come la spontaneità percepita dei social possa convivere con una strategia precisa, in cui il racconto personale aiuta a creare familiarità e a rendere la scienza meno distante.
Nonostante i risultati positivi, le ricercatrici stesse sottolineano i limiti dello studio affermando che l’analisi riguarda soltanto tre figure pubbliche, una singola piattaforma e un periodo di cinque mesi. Non misura direttamente se i contenuti riducano gli stereotipi, aumentino l’interesse per le discipline Stemm o influenzino le scelte formative delle ragazze. Il contributo della ricerca è dunque soprattutto quello di documentare e interpretare un insieme di pratiche comunicative ancora poco esplorate che dimostrano come raccontare la scienza possa significare anche rendere visibili le persone che la fanno, i loro percorsi, le difficoltà e le esperienze quotidiane.



